NELLA VOSTRA PARROCCHIA LA MESSA E’ SPETTACOLARE?

Giungono quanto mai appropriate  le parole del Vescovo della diocesi di Pordenone monsignor Giuseppe Pellegrini agli operatori delle parrocchie della propria diocesi. Ovviamente tale monito è tranquillamente estendibile a qualunque diocesi, visto che le problematiche sono sempre le stesse ovunque: o la sciatteria più degradante o una eccessiva spettacolarizzazione della celebrazione liturgica.
 
La liturgia – messa e sacramenti – va celebrata «in maniera alta», senza «spettacolarizzazioni» o addirittura trasformandola in «fenomeno di attrazione o esaltazione» quale reazione «ad un clima di stanchezza».
La comunità cristiana «non vuole scappare dalla quotidianità della vita», è stata la premessa.
 Il luogo privilegiato dell’incontro con Gesù è la liturgia. «Come la celebriamo? Un rito, un gesto o la vita? Siamo capaci di valorizzarla? La liturgia deve essere celebrata in modo alto, perché mentre manifesta la bellezza della fede, aiuta a prendere coscienza del nostro vivere, operando un salutare sconvolgimento interiore».
Il presule ha invitato a non cadere nell’egoismo: la fede «non è una cosa tutta per noi», occorre fare «comunità, nella fraternità e nella comunione».
Il nocciolo dell’omelia: «La liturgia non è uno spettacolo dove ci sono gli attori e il pubblico. Tutti siamo parte viva. Certo: ognuno con un ruolo ben preciso. C’è il presidente, ma ci sono anche altre figure: i lettori, i ministranti, i ministri straordinari dell’Eucaristia, i cantori e le corali, tutti coloro che sono chiamati a preparare il luogo della celebrazione e a custodirlo.
 
Come reagire a quel clima di stanchezza che spesso avvolge e copre le nostre liturgie?
La soluzione non si trova nella ricerca ingenua della spettacolarizzazione o trasformando la celebrazione liturgica in un fenomeno di attrazione.
La liturgia non ha come fine quello di stimolare a vivere emozioni, sensazioni forti ed intense bensì di consentire l’incontro con Gesù. Sono segni sobri e semplici». Per raggiungere questo obiettivo, infine, «occorre una profonda preparazione, attraverso la costituzione di un gruppo liturgico» con «qualche laico», figura «sempre più necessaria accanto al parroco».
fonte Corriere Veneto