RIFLESSIONI SUL NATALE COME ESPERTO LITURGICO

Vincenzo Busco, esperto di stile liturgico, ti augura buon Natale

casula natale 

Domani è Natale.

Immagino che sarai parecchio indaffarato. Gli ultimi preparativi, rivedere il testo dell’omelia, controllare che tutto sia a posto: la casula per celebrare il Natale, i paramenti sacri, tutti gli arredi liturgici della tua Chiesa…

Voglio cogliere quindi l’occasione per farti i miei più sinceri auguri e lasciarti qualche rapido pensiero che mi è venuto in mente rileggendo le omelie per la Santa Messa di mezzanotte degli ultimi Pontefici.

Tutta la bellezza di Dio che si fa uomo per la nostra salvezza

Dio dimora nell’alto, di gran lunga al di sopra di noi. È questa la prima esperienza dell’uomo. La distanza tra noi uomini e Dio ci può sembrare infinita. Il Creatore è molto lontano da noi, ma poi ecco l’esperienza sorprendente: Colui che siede nell’alto guarda e scende verso il basso.

Questo gesto di Dio verso l’uomo, secondo le parole di papa Benedetto XVI, ha assunto un realismo inaudito e prima inimmaginabile: viene, proprio Lui, come un bambino e si fa carne e umanità nella miseria della stalla, che è il simbolo di ogni necessità e di ogni bisogno - spirituale e materiale - dell’uomo.

Un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia: la semplicità e la bellezza

natività

Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia (Lc 2,11s). Niente di lussuoso e niente di sfarzoso viene mostrato come segno della venuta di Cristo ai pastori. Vedranno soltanto un bambino avvolto in fasce che, come tutti i bambini, ha bisogno delle cure materne. Vedranno un bambino che è nato in una stalla e perciò giace non in una culla, ma in una mangiatoia.

Il segno di Dio, il segno con cui si manifesta e si incarna, dunque, è la semplicità. Il segno di Dio è il bambino: Egli si fa piccolo per noi. Non viene con potenza e grandiosità, ma viene come bambino, inerme e bisognoso del nostro aiuto. Non vuole sopraffarci con la forza. Ci toglie la paura della sua grandezza. Chiede il nostro amore ed è per questo che si fa bambino.

Dio si mostra a noi uomini con la bellezza della semplicità.

Il Natale, una festa della creazione ricostituita

Oggi il Natale è diventato, troppo spesso, lo sappiamo, una festa dei negozi. Il luccichio abbagliante e l’estetismo superficiale nascondono il mistero dell’umiltà e della solennità di Dio, la quale è un richiamo forte e chiaro per tutti noi: l’umiltà di Dio ci indica la strada della semplice bellezza, che dobbiamo valorizzare se vogliamo celebrarlo degnamente.

Secondo la visione di Gregorio, ci dice ancora papa Benedetto XVI, la stalla nel messaggio di Natale rappresenta la terra maltrattata. Cristo è venuto per ridare alla creazione la sua bellezza e la sua dignità: il nostro mondo rinasce proprio per il fatto che Dio scende tra noi. Il nostro mondo ottiene nuovamente la sua vera luce e, nella sintonia tra umano e divino, nell’unificazione dell’alto col basso, recupera la sua bellezza, la sua dignità. Così Natale, secondo Benedetto XVI, è una festa della creazione ricostituita.

Il significato della festa del Natale e il mio lavoro: lo stile liturgico

Questi sono solo alcuni rapidi appunti che volevo condividere con te. Sono pensieri nati e ispirati dalla lettura delle omelie natalizie degli ultimi Pontefici. Ed è a questi pensieri, a queste idee che cerco di ispirarmi nel mio lavoro quotidiano di esperto di stile liturgico.

Le vesti liturgiche e i paramenti sacri possono diventare elementi che oscurano e nascondono anziché rivelare. Ricordi? Ne avevamo già parlato proprio affrontando il tema dei paramenti sacri e la casula per il Natale.

Da segni della bellezza e della solennità di Dio possono diventare elementi che indicano solo la vanità umana. D’altro canto, però, questo non significa che sia impossibile combinare, nei paramenti sacri e nei paramenti liturgici, semplicità e bellezza, solennità e umiltà: la sciatteria e la trasandatezza sono elementi che distruggono e annullano ogni segno, allo stesso modo della vanità.

E' proprio sotto questa luce che ho posto il mio progetto di esperto di stile liturgico: le casule e i paramenti sacri che disegno e realizzo hanno l’obiettivo di testimoniare la dignità del tuo ruolo di sacerdote e la solennità del messaggio della Chiesa. Quando collaboro con un sacerdote come esperto di stile liturgico, quando disegno una casula, quando curo i dettagli di un paramento sacro cerco di farmi ispirare da tutta la bellezza della creazione, tenendo sempre a mente la semplicità e la bellezza di quel bambino avvolto in fasce.

La luce che illumina

Il Vangelo ci racconta che ai pastori apparve la gloria di Dio e "li avvolse di luce" (Lc 2, 9). Dove compare la gloria di Dio, là si diffonde nel mondo la luce. "Dio è luce e in Lui non ci sono tenebre", ci conferma san Giovanni (1 Gv 1, 5). Ma luce significa soprattutto conoscenza, significa verità in contrasto col buio della menzogna e dell’ignoranza. Così la luce ci fa vivere nella vera fede, ci indica la strada, al di là delle facili tentazioni del falso pauperismo.

E' quella luce che cerco di portare nel mio lavoro: la luce che illumina la bellezza della Chiesa e del mondo. La luce che illumina, attraverso i paramenti sacri, i segni della Chiesa e di Dio di fronte alla comunità dei fedeli. Se la luce di Dio si spegne, se si spegne l’immagine e il riflesso della sua bellezza, si spegne anche la dignità divina dell’uomo. E a maggior ragione del sacerdote. Allora sia l’uomo che il sacerdote cambiano e non sono più l’immagine di Dio, che dobbiamo onorare con umiltà e semplicità nel nostro prossimo e col nostro lavoro.

Quella bellezza, quella luce, invece, sono anche amore: in quanto dona calore, la luce significa anche amore. Dove c'è amore, dove c’è cura, emerge una luce nel mondo: nella stalla di Betlemme è apparsa la luce più grande, la luce di Dio che il mondo attendeva da sempre. Lasciamoci ispirare da quella luce. Lasciamoci guidare dalla gloria di Dio, dalla quale proviene ogni bellezza.

 Caro sacerdote, ti auguro di cuore buon Natale.

firma