L’adeguamento liturgico non piace, neppure le scelte artistiche
Posto con piacere un articolo di Andrea Zambrano, pubblicato sul Giornale di Reggio e disponibile nella sua versione originale a questo link.
Si tratta della cronaca dell'incontro dal titolo “Liturgia romana e arte sacra fra innovazione tradizione” , tenutosi il 7 aprile presso la Sala del Capitano del Popolo di Reggio Emilia.
L'incontro promosso dalla delegazione Emilia Occidentale dell’Ordine di Malta , Italia Nostra e il Museo dei Cappuccini, ha visto la partecipazione di Mons Nicola Bux e don Enrico Mazza oltre ad architetti e funzionari. Credo possa essere un valido contributo alla continuazione dell'argomento "adeguamento liturgico" , in qualche modo già sfiorato nel mio precedente articolo "Novus aut Vetus Ordo?"
REGGIO EMILIA (11 aprile 2011) - Per essere il primo incontro pubblico con contraddittorio, non c'è male.
L'adeguamento liturgico della Cattedrale non piace. Men che meno le scelte artistiche. Lo si evince dall'incontro di giovedì alla sala del capitano del Popolo organizzato dalla delegazione Emilia Occidentale dell'Ordine di Malta. Oltre 250 persone per un incontro che ha visto protagonisti l'architetto Stefano Maccarini Foscolo con don Nicola Bux, consultore presso l'ufficio delle celebrazioni liturgiche del Pontefice e presso la Congregazione per la Dottrina della fede, Elio Garzillo, già soprintendente dell'Emilia e don Enrico Mazza, liturgista di fama nazionale. Sotto accusa principalmente l'adeguamento liturgico del Duomo, a cominciare dallo spostamento della sede episcopale e l'eliminazione degli inginocchiatoi, oltre le scelte artistiche operate nel tempio. Di queste ha parlato Garzillo, che si è scagliato con chiarezza, incontestabile da nessuno giovedì sera, contro molte operazioni di dubbio gusto. A cominciare dall'opera dell'artista giapponese Hidetoshi Nagasawa, che dovrebbe sostituire il crocifisso in presbiterio. “Il presbiterio vede un altare provvisorio con nuovi gradini circolari, un centro di convergenza estraneo che sembra concepito per ruoli di altra natura, così come nell'intera navata vengono annunciati 4 interventi separati di notissime personalità del campo artistico”, ha detto. Secondo Garzillo “ci sarà un non facile assedio dell'arte contemporanea che mina il passato”. Ma che cosa rappresenta l'opera di Nagasawa sulla quale si stanno già accendendo le ire dei fedeli e le perplessità degli esperti? Dal bozzetto originario, e totalmente top secret, si tratterebbe di una scultura che raffigura una barca, al centro della quale sta un albero. Il risultato ottico dovrebbe essere una croce proprio come è una croce l’opera dello stesso Nagasawa è solito fare opere di questo tipo, come dimostrato dalla foto pubblicate in pagina. Va da sé che all'accusa di Garzillo di eccessivo asimbolisimo della cattedrale, nella quale sono state eliminate molte suppellettili del 3-4 e '500 e destinate alla musealizzazione, si risponde con un'opera multisimbolista, che potrebbe generare, è tipico dell'arte contemporanea, una varietà interpretativa.
L'acqua, il Battesimo. L'albero, che richiama la Genesi e l'albero della vita, ma anche la barca, per secoli identificata nella Chiesa. Ma un conto è l'estetica, che può piacere o no, un conto è il senso e il contesto, ma anche il rispetto teologico di certe opere che i fedeli devono sentire loro. E alla fine pagare, è stato anche sottolineato da molti fedeli. Giovedì sera c'era chi si chiedeva: “Ma certe opere allontanano o avvicinano alla fede?”. “Ecco, la domanda da farsi è questa”, hanno risposto in coro Bux e Garzillo. Quest'ultimo aveva pesantemente criticato l'intervento in cattedrale dal punto di vista artistico denunciando il “senso di smarrimento”, “lo spazio vuoto, indeciso, che spezza il legame con la tradizione”, ma anche “il coro superiore lasciato indifeso” “la mancanza di banchi e confessionali”. E ancora: “L'atmosfera desacralizzata della cripta dal vago sapore neoclassico, con scale di acciaio e cristallo”. Ma Garzillo non ha risparmiato neppure i cosiddetti poli liturgici “che sono artisticamente nuovi e dei quali il Concilio Vaticano II non aveva mai parlato”. Infine la conclusione: “La cattedrale era un luogo sicuro, di tregua, ora invece si è trasformata in uno spazio critico. Sembra di riascoltare chi diceva che l'arte contemporanea è fatta per turbare. Ebbene questi sembrano i fondamenti. Perplessità sull'opera sono giunte anche da don Bux: “Ma come? -ha detto citando un colloquio avuto in passato con il cardinal Ravasi -. Chiediamo ai genitori dei bimbi che fanno i sacramenti di scegliere padrini credenti e poi per l'edificio sacro che viene consacrato con un ritto simile a quello dell’iniziazione, con l’unzione del crisma, quasi fosse una persona, ci permettiamo di affidarne la presentazione a chi spesso non sa neanche che cosa sia la fede cattolica?”. Secondo Bux il crocifisso di Nagaswa farà la stessa fine di quello che Giò Pomodoro ha realizzato per la chiesa di San Pio a San Giovanni Rotondo: “E' stato messo in sagrestia e sostituito con uno più tradizionale. Perché, mi chiedete? Il fedele queste cose non le ama perché non lo avvicinano a Dio”.

