UNA FALSA INTERPRETAZIONE DEL PAUPERISMO

Una falsa interpretazione del pauperismo : la Bellezza dei paramenti sacri e la loro solennità

pauperismo chiesa

Le parole, lo sappiamo tutti, sono importanti. Alle volte, però, sono anche ingannevoli: un significato nuovo scivola dentro a una parola, cambiandone il senso. Fino a portare confusione e disorientamento: fino ad arrivare, in certi casi, ad un vero e proprio malinteso.

Oggi voglio dirti cose che ti nascondono

È proprio per questo che oggi voglio aiutarti a chiarire le idee sul tema quanto mai attuale del pauperismo nella Liturgia. Voglio darti il mio contributo per risolvere il dubbio se il pauperismo sia o meno in contrasto con l’uso dei paramenti sacri solenni.

Te lo dico subito, voglio essere onesto con te: non c’è contrasto, non c’è contraddizione ma solo contrapposizione tra pauperismo e preziosità dei paramenti liturgici. E con questo mio articolo, ti dimostrerò il perché.

Il tuo abbigliamento dice chi sei e cosa pensi

Nel corso del secolo scorso, molti studiosi hanno iniziato ad analizzare il modo di comunicare degli uomini: dal linguaggio verbale, cioè dalle parole e dalle frasi che comunemente usiamo, a quello non verbale, cioè il nostro comportamento, i nostri gesti fino ad arrivare al nostro abbigliamento.

Un punto su cui tutti concordano è questo: l’abbigliamento, il modo di vestirsi, è un qualcosa di significativo. Cosa vuol dire? Vuol dire, in altre parole, che l’abbigliamento evoca immagini e trasmette un messaggio e un senso: l’abbigliamento racconta qualcosa di noi. Racconta molto più di quanto i sostenitori del pauperismo liturgico possano pensare. Ti voglio far capire bene questo concetto fondamentale lasciando la parola al semiologo francese Roland Barthes, pioniere degli studi sulla moda e l’abbigliamento:

“Il vestito dà senso al corpo e quindi lo fa esistere: lo valorizza, dandolo a vedere. Il vestito non nasconde, né mostra, allude e valorizza: non esibisce, ma semantizza.”

Proprio questo è il punto, fai attenzione. Il vestito crea significato e attraverso uno stile personale, come può essere lo stile liturgico di un sacerdote, la persona manifesta la propria identità. Il proprio pensiero. Il suo modo di essere e di vivere.

La confusione tra pauperismo e sciatteria

Ora, diventa evidente la confusione di pensiero che si nasconde dietro la scarsa cura nello scegliere i paramenti sacri. Diventa chiaro che la richiesta di abbandonare la preziosità dei paramenti in favore di una vaga idea di abbigliamento frugale è fuorviante.
Dico questo, perché chi pensa che un sacerdote per testimoniare profondamente il Vangelo debba vestirsi in maniera trascurata e poco consona al suo ruolo di testimone della Bellezza di Dio si basa su un’interpretazione errata delle parole. Ne consegue così un duplice errore:

1- l'estetismo superficiale che porta i sacerdoti ed i fedeli a fermarsi alla sola forma e all’apparenza del paramento indossato

2- il relativismo secondo cui tutti i sacerdoti devono vestire in uno stesso modo
( genericamente "semplice" o, sarebbe meglio dire, sciatto )

Ti voglio ricordare, a proposito della bellezza, le parole di un salmo, i cui versetti recitano:
“tu sei il più bello tra i figli dell’uomo,/sulle tue labbra è diffusa la grazia”.

La Chiesa legge questo passo come l’espressione profetica dell’unione tra la Chiesa e Cristo. In questi versetti, riconosciamo Cristo come il più bello tra gli uomini. E la grazia diffusa sulle labbra la identifichiamo con la gloria e la santità del suo messaggio. Quello che si manifesta attraverso Cristo, lo sappiamo, è la bellezza della Verità e del Vangelo.

Il sacerdote come messaggero del vangelo

Bene. E chi è il sacerdote se non il messaggero del Vangelo, il testimone di Cristo e della bellezza della Verità di fronte ai fedeli?

E se è vero, come abbiamo visto e come ci insegnano gli studi del linguaggio e della comunicazione, che l’abito è un estensione della persona che la unisce e insieme la separa dal mondo sociale, come si può trascurare la scelta del proprio abbigliamento liturgico e dei paramenti sacerdotali? Se è vero che il vestito diventa un messaggio, una presentazione di sé e di tutto quello che noi rappresentiamo e testimoniamo, come si può testimoniare la bellezza del Vangelo e del messaggio di Cristo con trascuratezza e vestendosi in modo trasandato?

La preziosità del paramento sacro non è desiderio di lusso. La scelta di un paramento sacro solenne non è sinonimo di vanità personale o di disattenzione nei confronti dei problemi del mondo. La scelta di paramenti sacri solenni, invece, è il modo più profondo per testimoniare nel mondo la presenza del più bello tra i figli dell’uomo.

Il paramento sacro solenne testimonia la Bellezza di Cristo

Spesso, si sente citare in vari contesti la famosa frase di Dostoevskij: “la bellezza salverà il mondo”. E altrettanto spesso ci si dimentica di cosa volesse davvero dire lo scrittore russo. Ci si dimentica che Dostoevskij si riferiva alla bellezza di Cristo e alla verità della sua redenzione.

E per testimoniare la bellezza di Cristo e la verità della sua redenzione in maniera degna la strada da percorrere comprende anche un abbigliamento adeguato. L’unicità e la bellezza dei paramenti che usi durante la liturgia sono un aiuto lungo questa strada.
Il sacerdote ha scelto di testimoniare alla comunità dei fedeli e al mondo la solennità e la grazia dell’insegnamento di Cristo.

Sta al sacerdote decidere se vivere questa missione con incuria e trascuratezza o se viverla con senso di grazia e sacralità.

firma

Vincenzo Busco