LITURGIA E BELLEZZA: LA VIA PULCHRITUDINIS

LA VIA PULCHRITUDINIS

liturgia e bellezzaDiciamolo senza timore e senza faziosità: perlomeno relativamente ai tempi recenti, non vi è stato un altro Papa che come Benedetto XVI abbia parlato così tanto di liturgia e bellezza e, nel senso più ampio, della funzione mistagogica dell’arte, dell’architettura e della musica.

Punto di partenza del suo pensiero è l’idea che l’arte e l’architettura ci possono parlare. L’architettura ad esempio, ha il compito di rendere visibile l’invisibile.

Egli ha sostenuto che l’arte ed i santi sono stati i più grandi apologeti della nostra fede.

Ricordo quando, nel commentare l’eterna bellezza degli affreschi michelangioleschi della Cappella Sistina, egli disse :

in quel momento, nel contatto tra le dita di Dio e quelle dell’uomo, noi percepiamo il contatto tra Paradiso e Terra. Attraverso Adamo, Dio entra in una nuova relazione con la sua Creazione e l’uomo è direttamente in contatto con Dio: egli è l’immagine a somiglianza di Dio!

Durante la sua omelia per la dedicazione della Sagrada Familia nel 2010, il Papa riferendosi a Gaudì disse che egli, aprendo il suo spirito a Dio, aveva creato a Barcellona, uno spazio di bellezza, fede e speranza capace di condurre l’uomo in contatto con colui che è verità e bellezza allo stesso tempo.

IL VALORE LITURGICO DEL BELLO NELL'ARTE SACRA

Dunque il Papa Emerito, non ha mai nascosto la propria visione sulla questione, anzi appare evidente come egli non abbia mai lesinato apprezzamenti per la vera Bella Arte Sacra e di quanto ritenesse questa importante durante la celebrazione liturgica.

Con la sua ferma volontà di ricollegare la Liturgia alla Tradizione, con il suo impegno nel recuperare gli splendidi paramenti antichi della sacrestia papale, con la prassi di rimettere il crocifisso al centro ed i candelieri sull'altare, egli ha dato un messaggio chiaro:

bisogna tornare a rifocalizzare la liturgia su Cristo più che sugli uomini.

Per carità possiamo discutere di tutto, ma ho sempre sentito il suo come il piglio di colui che vedendo troppe storture SACERDOTECENTRICHE, abbia voluto dire: "smettiamola con queste pagliacciate, con tutto questo personalismo nell'inventare nuove liturgie, con la sciatteria e la superficialità anche in quel che si usa durante la liturgia stessa : rimettiamo Dio al centro della celebrazione!"

LITURGIA E BELLEZZA AL SERVIZIO DELLA FEDE

Per questo motivo, possiamo certamente definire il suo insegnamento come la via della Bellezza alla liturgia poichè la Bellezza è strumento importante per la fede e la percezione della verità. Anzi al tempo stesso essa è l’espressione più fine della fede, speranza e amore.

In occasione dell'inaugurazione della mostra "Lo splendore della verità, della bellezza e della carità" , rivolgendosi agli artisti, ricordo chiaramente quanto esortasse gli stessi ad impegnasi in opere attraverso le quali non solo brillasse la Verità, ma che fossero da sprone per tutti nel ricercare una propria via verso la Bellezza interiore. Quasi un'esortazione (come anni prima Giovanni Paolo II ) a fare della propria vita, un'opera d'arte.

Ecco qui spiegata dunque l'idea della VIA PULCHRITUDINIS o via della bellezza, il cui valore più profondo ancora oggi deve essere tenuto a mente: alcune espressioni artistiche, sono vere vie dirette di contatto con Dio, la suprema Bellezza. Esse ci aiutano a farci crescere nella relazione con Dio, nella preghiera. Sono opere nate dalla fede e che esprimono fede.
Possiamo vederne un esempio nelle cattedrali gotiche: siamo letteralmente catturati dalle linee, dagli archi e dallo sviluppo verticale che innalza il nostro spirito.

La particolare attenzione che papa Benedetto XVI pone ad esempio verso l’arte barocca è chiarissima se si leggono alcuni passi del suo “Introduzione allo spirito della liturgia” :

L'arte barocca, successiva al Rinascimento, presenta aspetti molteplici e si realizza in modi differenti. Nella sua forma migliore essa si fonda sui principi della riforma inaugurata dal concilio di Trento che - ancora una volta sulla scia della tradizione occidentale - metteva particolarmente in rilievo il carattere didattico-pedagogico dell'arte, ma, come principio di un rinnovamento dall'interno, conduceva anche a una nuova visione dall'interno verso l'interno. La pala d'altare è come una finestra attraverso la quale il mondo di Dio si fa strada verso di noi; il velo della temporalità viene sollevato e noi possiamo dare uno sguardo nella profondità del mondo di Dio. Questa arte vuole coinvolgerci nuovamente nella liturgia celeste, tanto che ancora oggi noi possiamo percepire una chiesa barocca come un'unica, fortissima, tonalità di gioia, come un alleluja che è divenuto immagine: la gioia nel Signore è la nostra forza - questo detto veterotestamentario (2 Esdra 8,10) esprime il sentimento ultimo di cui vive tale iconografia.

L'ARTE TRADIZIONALE NON ESPRIME NOSTALGIA PER IL PASSATO

Ecco perché dunque, chi vede la promozione dell’ arte tradizionale, dell’architettura e della musica come mera nostalgia per i tempi passati, dovrebbe riconsiderare la faccenda alla luce dell’insegnamento di Papa Benedetto. Nessuno come lui ci ha indicato le grandi opere d’arte dell’Occidente, come testimoni perenni di fede e bellezza.

Solo in questo modo, partendo da questa considerazione, potremo affrontare l’evoluzione delle forme artistiche.

Se manteniamo fermo il concetto secondo cui, l'evoluzione verso nuove forme deve avvenire in progressione e coerenza con quanto fin qui fatto (in questo senso il concetto di Tradizione assume un valore dinamico, non statico), allora come artisti, artigiani e designer potremo affrontare le nuove sfide che i tempi ci impongono senza timore di sbagliare.

In sostanza, se un’opera d'arte per la liturgia perde l’orientamento a Dio e sviluppa solo l’ego dell’artista, essa perde la natura sacra e resterà solo un’opera d’arte. Ma non sacra. Geniale magari, ma non sacra.

Vale per un altare, una chiesa ed un paramento.

Vincenzo Busco