L’unico modo sicuro per non sprecare soldi in paramenti

E' questa l'essenzialità?
Da sempre scrivo sulla disastrosa situazione dell’arte liturgica nel nostro Paese, cercando spesso invano di indicare come dovrebbe essere progettato un intervento per la creazione di nuove opere o riadeguamento delle esistenti.
Questo concetto vale sia nel caso del progetto iconografico ed architettonico, sia per quanto riguarda la creazione delle singole sacre suppellettili.
E dunque anche per i paramenti.
La triste realtà è che nel nostro Paese le cose si stanno mettendo davvero male. Volendo possiamo estendere il discorso al mondo occidentale cattolico tutto, in cui le istanze della fede stanno svanendo sotto i colpi del relativismo e del cattivo gusto.
Se tutto diventa relativo, allora perchè anche l’arte sacra non debba diventarlo?
Tralasciamo per oggi gli scandali IOR e pedofilia. Ognuno può farsi un’idea leggendo vagonate di carta straccia ooopsss, scusate volevo dire carta stampata.
La verità è che se andiamo al nocciolo della questione, la situazione è desolante.

Perché siamo giunti a questo punto e come è necessario muoversi oggi se Lei desidera ancora  migliorare l’arte liturgica ?

Ciò che viviamo oggi si sa è frutto di scelte ed orientamenti maturati qualche decennio fa .
Il concilio Vaticano II è stato certamente uno dei momenti di svolta. Con la sua ventata “riformatrice” non adeguatamente compresa, abbiamo visto compiersi un salto in avanti della liturgia . Meno rubricismo, messa verso il popolo, condivisione con il popolo, al bando gli antichi paramenti troppo sfarzosi.
E da allora se ne sono compiuti di scempi, sempre giustificati dalla necessità di maggiore semplicità e concretezza. Via gli altari  antichi in marmo per far spazio al plexiglass. Il plexiglass è plastica.
Via le antiche pianete, via gli splendidi piviali, via i conopei. Via tutto ciò che era di broccato ricco, ricamato in oro bello ed antico, per far posto alle casule che oggi riempiono le sacrestie delle nostre chiese.
E via anche le casule stesse per far spazio ai tristola  double-face. Orrenda trasposizione in chiave tessile dell’arte minimalista.
Tutto era consentito alla luce nel rinnovato bisogno di cambiamento, semplificazione ed essenzialità. Essendo questo l’orientamento, ecco che piano piano anche chi creava questi paramenti ha dovuto iniziare ad adeguarsi.

E sono nati i casulifici e paramentifici industriali 

Con tutto il rispetto per il Devoto Oli e lo Zingarelli, oggi ho coniato due neologismi.
Negli anni ’70 ed ’80 complice anche una diversa disponibilità economica, ci si è messi a produrre casule sempre più semplici, nel migliore dei casi di misto lana, solitamente di poliestere .
Se ne producevano a centinaia per ogni taglio, usando modelli anonimi, approssimativi, dettati dalla esigenza di consumare meno tessuto possibile. Per non parlare delle decorazioni : i soliti 4 -5 simboli eucaristici ricamati alla meno peggio.
Si tagliavano e confezionavano 100 pezzi alla volta, poi venivano messi sotto le macchine da ricamo a 12-16 teste ed il gioco era fatto.
E si vendeva e si comprava.
Si è sovraprodotto paramenti di scarsa qualità che hanno saturato le sacrestie ed affossato il buongusto .

Verità: la produzione industriale ed il profitto hanno preso il posto del senso del sacro

 Detto in termini semplici, usando concetti espressi da Papa Giovanni Paolo II e Papa Ratzinger, i casulifici hanno creato opere industriali utili  per una riforma o rinnovamento che dir si voglia post Conciliare che non è affatto avvenuta nel segno della continuità.
Dov’è la bellezza  dei paramenti ed il senso del sacro che essi debbono stimolare?
Dov’è l’artigianalità prescritta da San Carlo Borromeo in una casula confezionata in catena di produzione, usando materiali NON POVERI, ma semplicemente di bassa qualità?

Seconda Verità: il profitto è stata la bussola dei grandi produttori e dei negozianti che hanno prosperato

 Ma tanta parte del  clero da parte sua con la sciatteria e menefreghismo è stata complice di questo sfacelo.
Ricordo qualche tempo fa le parole di due commercianti. Il primo, un negoziante, che con occhi lucidi per l’emozione mi raccontava di quando negli anni belli, si vendevano in parrocchia 10 casule alla volta. Nel suo dirmi “ erano brutte ma c’erano soldi e i preti compravano tutto” c’è la massima conferma di quello che dicevo pocanzi.
E poi un altro tizio che non conoscendo il mio lavoro, mi diceva “ questi [i preti] invece che pensare alle cose serie, pensano a buttare i soldi nelle casule per farsi vedere” . Per inciso lui è un imprenditore che produce sistemi di amplificazione.
Le cose serie per costui sono gli impianti di amplificazione da 30-40.000 €. A me viene in mente che per 1950 anni la chiesa ha diffuso il messaggio usando la sola parola del celebrante. Negli ultimi 50 anni l’amplificazione invece viene prima di ogni altra cosa.

L’unico modo per uscirne è un cambio radicale di prospettiva.

L’unico consiglio che sento di poterLe dare è quello di tornare a vedere il paramento per quello che esso è realmente : uno strumento della comunicazione mistagogiga che è parte della liturgia, non un accessorio.
Il paramento dal latino Paratus, come l’indumento indossato per prepararsi alla Discesa dello Spirito Santo sulla comunità per il tramite del celebrante. Ed in quanto tale non deve essere sciatto.
Dopo che la riappropriazione del concetto originale di paramento è compiuta, La invito a rivolgersi ad artigiani che siano capaci di creare un pezzo unico attraverso un metodo di lavoro coerente con quello che si fa. Perché fare un divano o una tenda può sottointendere il saper cucire, ma non è detto che saper cucire  significhi anche  saper creare un paramento.
Ci vuole un metodo di lavoro, serio concreto. Io ho studiato,viaggiato e lavorato duramente prima di definire il mio metodo per un buon Progetto Liturgico ed alla fine intorno ad esso  vi ho costruito il mio studio e laboratorio.
Un metodo che consenta di comprendere i gusti, la fisionomia e le esigenze di vestibilità del sacerdote,il contesto storico ed architettonico in cui verrà usato il paramento e l’idem comune sentire de religio dei fedeli.
Solo un paramento fatto seguendo questi punti è un vero paramento degno e solo in questo modo Lei potrà essere certo di non aver buttato i soldi suoi o della comunità.
E sono certo che in questi tempi, l’ultima cosa che Lei desideri fare è sprecare soldi. Giusto?
Ottimo allora, che la ricerca abbia inizio.
In hoc signo vinces!

 

Vincenzo Busco