La liturgia si celebra per Dio e non per noi stessi; è opera sua; è Lui il soggetto
Credo importante riportare un estratto della catechiesi di Benedetto XVI tenutasi durante l'udienza del 3 ottobre scorso.
In essa il Papa esprime alcuni concetti relativi al concetto di Liturgia che è sempre bene ripercorrere e tenere a mente, specie alla luce di certe "interpretazioni" personali.
In questo dobbiamo tenere presente e accettare la logica dell’incarnazione di Dio: Egli si è fatto vicino, presente, entrando nella storia e nella natura umana, facendosi uno di noi. E questa presenza continua nella Chiesa, suo Corpo. La liturgia allora non è il ricordo di eventi passati, ma è la presenza viva del Mistero Pasquale di Cristo che trascende e unisce i tempi e gli spazi. Se nella celebrazione non emerge la centralità di Cristo non avremo liturgia cristiana, totalmente dipendente dal Signore e sostenuta dalla sua presenza creatrice. Dio agisce per mezzo di Cristo e noi non possiamo agire che per mezzo suo e in Lui. Ogni giorno deve crescere in noi la convinzione che la liturgia non è un nostro, un mio «fare», ma è azione di Dio in noi e con noi.


