COME SCEGLIERE IL CALICE PER SACERDOTE : L’UNICA GUIDA CHE RISPONDE A TUTTE LE TUE DOMANDE

Come scegliere il calice per sacerdote: l’unica guida che risponde a tutte le tue domande senza fare sconti a nessuno

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Se sei un seminarista prossimo all'ordinazione presbiterale o vuoi fare un regalo ad un sacerdote per l'ordinazione o l'anniversario, allora è molto probabile che anche tu ti sia posto una delle seguenti domande:

  • Quali devono essere le caratteristiche di un calice dignitoso?
  • Come posso scegliere un calice sacerdotale adatto a me?
  • Quale materiale è più adeguato al calice per sacerdote
  • E' possibile commissionare la creazione di un calice personalizzato?

Per questo motivo ho deciso di affrontare il tema in modo approfondito e dettaglio, con una guida completa ai calici sacerdotali.
Cosa troverai in questa guida?

  • la storia e le origini dei calici sacerdotali
  • le norme liturgiche e le prescrizioni che regolano la produzione dei vasi sacri
  • i principali tipi di calici per la messa esistenti
  • la spiegazione delle differenti tecniche di produzione dei calici

Lo scopo di questa guida è di offrirti le informazioni necessarie affinché tu, un sacerdote attento al rispetto delle norme, possa scegliere consapevolmente il calice più adatto al tuo stile liturgico.

Quali sono le origini del calice per sacerdote ?

Come sai bene, il calice sacerdotale è il vaso sacro in cui viene offerto e consacrato il vino della Santa Messa.
La parola calix indicava il comune bicchiere o la coppa per bere, ma fin da principio i Cristiani vollero usare questa parola per indicare il vaso nei quali si compiva il Sacrificio divino, perché il calice sacerdotale altro non è che l’immagine di quello adoperato da Gesù nell'Ultima Cena e il simbolo della Sua passione.

Nei primi tempi la Chiesa si servì di comuni calici di vetro nell'usuale forma profana, ma ben presto, come racconta Tertulliano, si cominciò a ornarli con materiali solenni e con simboli cristiani.
Vennero creati calici per la messa in metallo o pietra preziosi: oro, argento, agata, onice, marmo, sardonica, crisolito…
Successivamente, con il declinare dell’arte e della ricchezza in seguito alle invasioni barbariche, si iniziò ad usare non solo metalli meno nobili, come ferro e piombo, ma anche pietra comune, corno d’animale e legno. Parallelamente, anche le forme dei calici per la messa mutarono, assumendo disegni più tozzi e rozzi.
Soltanto nei secoli successivi si tornò a raggiungere una nuova eleganza nella forma, principalmente per merito dell'arte rinascimentale e di quella barocca, ma con una spiccata tendenza alle sobri forme ereditate dal miglior Medioevo.

Tutte le norme liturgiche che devi conoscere prima di acquistare il calice sacerdotale

Il calice si compone di tre parti: il piede, il fusto con il nodo e la coppa.
Il piede, rotondo poligonale o mistilineo, deve essere ampio per garantire la massima stabilità. Per questo motivo il suo diametro deve superare quello della coppa.

Il fusto deve essere sufficientemente alto, senza tuttavia esagerare.

Il nodo non deve essere troppo voluminoso e l’ornato deve essere costruito in modo tale da facilitare l’uso del calice, tenendo presente che il sacerdote, dopo la consacrazione, resta meno libero nei movimenti, avendo il pollice e l’indice uniti.

La coppa deve allargarsi verso il labbro, ma non deve essere troppo stretta e profonda così da rendere più agevole l’uso e il maneggiamento del calice.

Conosci le misure che deve avere il calice sacerdotale?

La Visita Apostolica di Roma del 1904 indica le misure esatte per costruire il calice sacerdotale.

Precisamente, il calice deve avere le seguenti misure: l’altezza minima del calice deve essere non inferiore a 16 cm, mentre l’altezza massima non deve mai superare i 28 cm.

Secondo San Carlo Borromeo, un calice comune avrà 22 cm di altezza e 25 di circonferenza all’orlo della coppa, mentre per i calici artistici più solenni si può arrivare a 27 cm di altezza e 32 cm di circonferenza.
I calici missionari possono avere la misura minima di 15 cm.

In quale materiale deve essere costruito il calice per sacerdoti?

Per quel che riguarda la coppa, oggi è vietato usare ogni tipo di materiale che non sia nobile e che sia suscettibile di corrosione e a rischio di facili fratture. Bisogna cioè evitare materiali come la creta, il bronzo, il vetro e il legno.
Creta e vetro, infatti, non sono materiali nobili e inoltre presentano una fragilità di costituzione tale da aumentare i rischi di frattura superficiale con conseguente distacco di schegge o di frammenti. Questi tipi di materiali sono da evitare evitare assolutamente nella produzione di un calice per sacerdoti.

L’ottone ed altri come il bronzo non sono - tra i materiali - il massimo della nobiltà e della solennità, ma almeno sono durevoli e non soggetti a facili rotture.

Tuttavia, devi anche sapere che un calice in ottone avrà inevitabilmente bisogno di essere restaurato dopo qualche tempo, perché la patina di argentatura si consumerà e si staccherà con l’uso, lasciando un colore scuro o verdastro, il colore tipico dell’ossidazione.

Le attuali norme liturgiche auspicano che almeno la coppa del calice sia fatta di oro o argento.
Qualunque sia il materiale usato, comunque, il calice deve essere trattato a forte doratura, almeno nella zona interna, là dove si entra in contatto con le Sacre Specie.

Per quel che riguarda il fusto, il nodo e il piede si può fare uso di ogni altro metallo adatto.
È permesso lo stagno per ragioni di necessità economiche o di indigenza, dal momento che nello stagno non si riscontrano svantaggi di porosità, fragilità e ossidazione.

Quali sono le tipiche forme più frequenti dei calici sacerdotali?

Le forme tipiche dei calici sono quattro: calice barocco, calice neoclassico, calice medievale, calice semplice.

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Il calice barocco è un calice che si ispira ai vasi sacri usati nell’Ottocento.
Alto mediamente tra i 27 e i 30 centimetri, si caratterizza per una cesellatura molto fine e curata, con la presenza eventuale di teste d’angelo.
 Il calice barocco è consigliato al sacerdote che ama la bellezza liturgica e la ricchezza dei decori.

Il calice neoclassico, come puoi comprendere già dal nome, è un calice che richiama i modelli neoclassici: ceselli e decorazioni sono molto sobri e lineari.
Il calice neoclassico, di altezza compresa tra 25 e 27 cm, è un vaso sacro per i sacerdoti che amano la pulizia nelle forme.

Il calice medioevale richiama le forme tipiche e la storia ricca di fascino e tradizione liturgica del Medioevo europeo.
Alto mediamente 25 centimetri, presenta ceselli e incisioni, con la presenza eventuale di bassorilievi applicati.
Consiglio il calice medioevale al sacerdote che ama la solennità e la storia liturgica.

Il calice semplice è un modello contemporaneo, dai tratti lineari e puliti.
L’altezza è compresa tra 25 e 28 centimetri e presenta questa particolarità: è un calice sacerdotale più ricco di incisioni che di ceselli.
Sei un sacerdote che ama la praticità e la semplicità? Questo è il calice perfetto per te.

Tutti i segreti e i dettagli dell’ornato del calice sacerdotale

Anche se, come abbiamo visto, i primi indispensabili requisiti dei calici sono la stabilità, la conformazione armonica e il facile maneggiamento, è permesso e anzi fortemente raccomandabile curare la definizione dell’ornato.
L'ornamentazione non deve avere nulla di profano e nulla che sia meno che decoroso.
Sull’ornato del calice possono essere messe scene scritturali, specialmente in relazione all’Eucarestia, figure di angeli, di santi, simboli, virtù ed emblemi cristiani.
Ottima cosa, inoltre, se l’ornato si armonizza e si intona al contesto in cui verrà usato: architettura della chiesa, addobbi e paramenti sacri.

I calici liturgici oggi: conosci davvero come sono fatti?

Ho deciso di parlarti della storia, delle origini e delle norme liturgiche che riguardano i calici sacerdotali per due motivi: da un lato per ricordarti l’importanza e il valore che il calice sacerdotale ricopre tra gli oggetti liturgici, e dall’altro per mostrarti la ricchezza, la varietà e la particolarità dei vasi sacri nella storia della liturgia.
Al giorno d’oggi capita con una certa frequenza che questa varietà e questa ricchezza vengano messe in secondo piano, in nome di un modo di intendere il pauperismo cristiano tanto sbagliato quanto superficiale.

Come esperto di stile liturgico posso dirti che il problema è comune a molti sacerdoti.
Spesso, infatti, mi capita di raccogliere i dubbi di molti sacerdoti quando si tratta di scegliere un calice per la messa.
Hanno paura di apparire sfarzosi o esagerati.
Temono di venire accusati di aver speso troppo, con prezzi dei calici sacerdotali troppo elevati.

Per questo motivo molti sacerdoti sono tentati dallo scegliere oggetti anonimi e poco curati, i classici oggetti liturgici che vengono prodotti in serie industriale e che risultano uno identico all’altro.
Questo modo di ragionare e di vivere lo stile liturgico, però, nasconde un’insidia ben peggiore. Quella di svilire l’esperienza del sacro e di conseguenza di svilire la bellezza divina.

Questo falso pauperismo ha una conseguenza che è già sotto i nostri occhi. E' una spirale che porta la dignità liturgica e l’esperienza religiosa ad uno stadio sempre più basso, rendendo ciò che per sua essenza è soprannaturale e straordinario qualcosa di banale e normale.

Fermiamoci a riflettere un attimo. Pensa all’ultima volta che sei stato in un negozio di arredi sacri.

Che tipo di calici puoi trovare normalmente in commercio?

La risposta è solo una: puoi trovare solamente calici fatti a stampo.

Questi oggetti di sacro e solenne hanno ormai ben poco. Sono oggetti liturgici prodotti in serie industriale, con disegni anonimi e ripetuti, senza ovviamente alcuna possibilità di essere personalizzati. Senza nessuna particolarità. Senza un’anima.

Anche se rispettano le dovute prescrizioni liturgiche, in realtà molti dei calici che si trovano normalmente in vendita sono realizzati secondo la logica industriale e materialista del mondo moderno.
Cosa significa, concretamente, questo?

Significa che i calici per sacerdoti che trovi comunemente in commercio sono meri prodotti da catena di montaggio. Questi calici sono fatti utilizzando metalli di scarsa qualità - o nel migliore dei casi in ottone - scelti principalmente per risparmiare sui costi di produzione.

Il risultato lo troviamo purtroppo sopra molti altari: calici per la messa dozzinali, sproporzionati o approssimati, con decori precari e senza cura dei dettagli.

A cosa possono servire questi calici se non a rendere un sacerdote anonimo e a far perdere il senso di sacro e di bellezza solenne che una liturgia degna di questo nome dovrebbe sempre avere?

Il calice cesellato a mano: quando la lavorazione incontra l’arte sacra

Nella massa dei negozi di arredi sacri troverai solo un tipo di calice per la messa: quelli prodotti attraverso lavorazioni per fusione, come ad esempio il calice fuso in ottone.
La lavorazione per fusione, infatti, è un tipo di lavorazione del metallo tipica delle industrie che producono oggetti e manufatti standardizzati.

Tutt’altro discorso invece va fatto per i calici sacerdotali lavorati attraverso la cesellatura.
I calici cesellati, sono più preziosi e più solenni, proprio perché modellati esclusivamente a mano.
Soltanto un abile artigiano a conoscenza dei segreti dell’arte del cesello può creare opere uniche in argento o in oro, coerenti con ogni tipo di ambiente liturgico e ispirate agli antichi canoni della bellezza sacra.

Ti svelo tutti i segreti dell’arte del cesello

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Il cesello è una tecnica di lavorazione utilizzata per ottenere motivi ornamentali a bassissimo rilievo, delineati precedentemente sulla superficie con un tracciatore.

I ceselli sono piccoli scalpelli metallici non appuntiti e senza taglio che servono per abbassare leggermente il metallo.

Sono numerosi e personali, preparati da ogni singolo cesellatore in modo esclusivo.
Sono strumenti adatti a scolpire una superficie metallica, senza asportare materiale, e vengono utilizzati insieme ad un apposito martelletto, detto mazzetta da cesellatore.

Lavorare in modo artigianale di cesello, quindi, a differenza del lavoro industriale per fusione, permette quindi di seguire l’evoluzione delle forme perfezionando fino al minimo dettaglio i volumi e i particolari.

La cesellatura è una lavorazione artistica che si perfeziona via via durante il processo di esecuzione e che agisce sul metallo nobile lavorandolo da più versi.

I vantaggi di un lavoro tramite cesello sono evidenti a un semplice sguardo: la bellezza della rifinitura e il pregio della leggerezza, la preziosità nel tempo, la qualità della personalizzazione delle opere.

Per questo motivo, nel laboratorio artigiano di Progetto Liturgico ho deciso di adottare per la creazione dei calici liturgici soltanto la tecnica della cesellatura.

Il nostro lavoro non è paragonabile alla produzione di serie di un’industria. Nulla di più lontano dall’idea della catena di montaggio.

Il lavoro e la cesellatura nella bottega di Progetto Liturgico avvengono oggi come 500 anni fa.

Sono fermamente convinto che quando l’abilità tecnica e la profonda conoscenza della liturgia coincidono, l’opera che ne risulta racchiude in sé l'essenza dello Spirito e del Messaggio di bellezza e di solennità che la Chiesa da sempre vuole trasmettere ai fedeli.

La nostra non è una produzione in serie : preferiamo dedicarci con molta attenzione alla produzione personalizzata di ogni singolo calice sacerdotale.

Quello che esce dal nostro laboratorio è un calice cesellato rigorosamente a mano. Frutto dell'indissolubile connubio tra arte sacra e orafo cesellatore, capace di modellare i metalli con il lavoro delle sue mani.
Quello che esce dal nostro laboratorio è perciò un pezzo unico. Progettato, disegnato e creato in base alle precise esigenze e allo stile liturgico personale di ogni sacerdote.

In ossequio alla più nobile tradizione di arte sacra e bellezza della Chiesa, che altro non è che il riflesso della bellezza e della solennità di Dio.

Vuoi scoprire in anteprima gli ultimi calici cesellati a mano nel Laboratorio di Progetto Liturgico?

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Vincenzo Busco