VASI SACRI: QUANDO E QUANTO CONVIENE RESTAURARLI
RESTAURO VASI SACRI: ISTRUZIONI PER L'USO
Sovente nelle parrocchie, arriva il momento in cui si deve fare il calcolo della opportunità, se "buttare" o restaurare i vasi sacri in argento.
In questi giorni, in studio, stiamo lavorando ad un intervento di restauro di alcuni vasi sacri di fattura e storie differenti e trovo utile poterti dare alcune dritte per fare una corretta scelta tra restauro e acquisto del nuovo.
Innanzi tutto direi di fare alcune precisazioni circa i termini impiegati per definire le sacre suppellettili impiegate nel rito cattolico.
COSA SONO I VASI SACRI O ARGENTI SACRI?
I vasi sacri sono i vasi destinati ad accogliere il Corpo ed il Sangue del Signore, ovvero tutte le suppellettili che vengono in contatto con l'Eucaristia.
Data questa chiara definizione, possiamo certamente individuare
- la pisside o vasculum, usata per conservare le ostie nel tabernacolo
- l'ostensorio per l'adorazione ed esposizione dell'Eucaristia
- la teca per la conservazione delle ostie
- il calice ovvero la coppa che contiene il sangue durante la Messa
- la patena, ovvero il piatto rotondo in metallo usato durante la messa per contenere l'ostia sia prima che dopo la consacrazione.
Spessissimo alla dicitura vasi sacri si sostituisce quella di argenti sacri. Questo è accaduto per consuetudine, poiché da sempre le norme sulla liturgia, imponevano che tali suppellettili fossero realizzare con materiali preziosi o comunque tali da rendere onore al loro uso.
I metalli solitamente usati erano l'oro o più frequentemente l'argento, ovviamente per una questione di costi.
SOBRIETA' O RICCHEZZA?
Credo sia appena il caso di accennare all'interminabile dibattito circa la sobrietà e la ricchezza anche dei vasi sacri. Come al solito, opposte fazioni si scontrano sul campo oggi quanto mai attuale della "povertà" della sacra suppellettile. Non vi è traccia nei libri attuali e della tradizione circa una particolare prescrizione di impiego di vasi sacri sfarzosi, bensì un costante richiamo alla nobile eleganza e sobrietà di quanto impiegato. Oltre che una serie di osservazioni legate alla opportunità di usare materiali che non siano soggetti a facile rotture o frammentazione, né tanto meno a particolare porosità.
Per altro non è detto che debbano essere usati solo argenti sacri cesellati a mano. Anche il metallo dorato o argentato può andar bene, a patto che questo non contribuisca alla solita sciatteria della produzione in serie.
COSA SONO INVECE LE SACRE SUPPELLETTILI?
Possiamo certamente ricomprendere in questa famiglia, tutti gli altri metalli necessari al culto. La menzione di tali metalli la si ritrova in molteplici libri ed anche le indicazioni circa la fattura degli stessi, è meno precisa e puntuale rispetto ai vasi sacri in senso stretto.
Ricordo a memoria che anche San Carlo Borromeo, nelle Instructiones, ne trattava la realizzazione e l'impiego. Certamente a grandi linee sono sempre valse le regole generiche del decoro e del buon gusto. Tra le sacre suppellettili possiamo certamente ricordare
- brocche e bacili
- acquasantiere
- reliquiari
- croci processionali
- lampade votive
- turiboli o incensieri
- navette
TUTTI I VASI SACRI SONO SOGGETTI AD USURA
L'usura del vasi sacri è legata a normali processi di ossidazione ed invecchiamento dei metalli. Ma anche e soprattutto all'uso che se ne fa e a come si trattano nel tempo.
Ecco come si comportano i metalli :
- argento : quando il vaso è completamente di argento ("800" o "999"), questo tenderà ad annerirsi, mentre se si tratta di metallo cui è stato applicato dell'argentatura tramite galvanica allora questa sparirà lasciando il nudo metallo
- oro : tenderà a perdere lucentezza e si mostrerà "graffiato"
- metallo generico : progressivamente perderà la patina di metallo prezioso e diventerà scuro o inizierà ad arrugginire.
Quello che ho scritto si riferisce al caso in cui il metallo sia stato trattato con i dovuti riguardi. Ma non sempre è così, poiché spesso queste suppellettili vengono maltrattate, fatte cadere o sono a contatto con fonti di calore.
Pensiamo per esempio ai candelieri o ai turiboli. Questi oltre che contro il tempo, devono lottare contro il caldo della fiamma e l'aggressione delle cere e del carbone. Le conseguenze possono essere devastanti.
Talvolta mi rendo conto del fatto che secondo me ci sono sacerdoti o sacrestani che fanno "volare" tali vasi, altrimenti non si spiegherebbero taluni danni : decurtazioni, piedi piegati, buchi e modifiche di vario genere.
COME SI RIPARANO I VASI SACRI E COME SI INTERVIENE PER IL RESTAURO?
Io sostengo che il primo passo sia l'esame del pezzo in questione. La prima cosa è smontare e studiare lo stato ed i problemi. Il vaso va fotografato e "sondato", ovvero vanno fatte piccole prove per vedere il materiale e la reazione agli interventi chimici o meccanici.
L'operazione di "catalogazione" del pezzo tramite disegni e fotografie è parte integrante ed obbligatoria di qualsivoglia intervento da effettuarsi sul vasi di interesse storico.
E' fondamentale tenere una memoria storica anche del prima dell'intervento, posto che fotografare il calice in argento o la patena in oro ad esempio, consente di poter riprodurre particolari abrasi o rovinati definitivamente.
PREZIOSI CONSIGLI PER UN RESTAURO SICURO
Ancor prima di considerare il rispetto delle linee guida impartite dalla Sovraintendenza dei Beni Culturali, credo sia importante porre dei punti fermi circa il restauro delle sacre suppellettili:
- non è il caso di affidare il restauro a improvvisati operatori, che "abitualmente" raccolgono e portano in fonderia, come si fa con le olive da portare in frantoio. Esiste un vero e proprio "giro" di personaggi che raccolgono quanto più materiale possibile e lo lavorano. Finché si tratta di rifare la doratura e tu conosci la persona, allora ci può stare. Ma quando il vaso sacro necessita di interventi di integrazione, affideresti ad occhi chiusi il lavoro ad "uno qualunque"?
- diffidare da chi propone costi troppo bassi: o si sta prendendo in carico dei calici & pissidi che non ti porterà più indietro oppure farà il lavoro con tecniche inadeguate. Oggi fare un'argentatura o doratura è costoso, poiché bisogna rispettare regole ambientali strettissime
- NON BUTTARE VIA UN VASO SACRO ANCHE SE MAL MESSO, SE NON SEI CERTO CHE NON ABBIA ANCHE UN VALORE STORICO
Potresti scoprire che anche se mal messo, il tuo turibolo è un pezzo d'arte e conviene restauralo invece che spendere più soldi per comprarne uno nuovo
Qualche settimana fa, un sacerdote al suo ingresso nella nuova parrocchia, mi mostra una serie di calici e pissidi. Ma prima di ogni cosa, attira la mia attenzione un sacchetto bianco di plastica, praticamente per terra in cui c'erano un turibolo barocco e relativa navetta.
Erano stati letteralmente buttai via, sporchi, rovinati, deformati dal tempo, dall'impiego e dall'incuria.
Ho chiesto al sacerdote di poterlo esaminare, perché a prima vista mi sembrava interessante. Dopo un primo studio, mi sono reso conto che si trattava di un pezzo originale, di gran bella fattura e di scuola napoletana. In argento!
La risistemazione di tale turibolo certamente porterà via del tempo ed avrà il suo costo, ma credetemi : un articolo del genere, in argento, dal peso di oltre un chilogrammo, cesellato a mano, realizzato oggi costa 5-6 volte il costo del restauro.
COSA VOGLIO DIRE CON QUESTO ANEDDOTO?
A meno che tu non sia uno di quei sacerdoti che vuole far sparire il bello ed il degno dalle sacrestie delle nostre chiese, prima di farti prendere dalla smania di comprare nuovi vasi sacri, faresti meglio a chiedere un consulto con un esperto, perché potresti scoprire, con sommo piacere, che potresti avere in casa pezzi d'arte il cui costo di restauro non solo è abbordabile ma anche più conveniente rispetto al prezzo d'acquisto del nuovo!
Vincenzo Busco
Progetto Liturgico




