Lettera pastorale di Scola “Dio accoglie i divorziati”

L'arcivescovo indica i temi principali dell'impegno dei cristiani, dalla crisi alla famiglia e ai giovani. Il richiamo all'apertura del Papa verso le coppie che hanno subito ferite
di ZITA DAZZI.
Una lettera pastorale rivolta a tutti, ai  "battezzati e a quanti vorranno accoglierla", ai fedeli e a tutte le comunità, per "porre l'accento su quattro ambiti che richiedono una particolare cura pastorale" nella "travagliata fase" della "odierna società plurale" segnata dalla crisi economica, ma anche dagli interrogativi posti dalle continue scoperte scientifiche e dal "meticciato" conseguenza dei forti flussi migratori. Comincia così Alla scoperta del Dio vicino la prima lettera pastorale dell'arcivescovo di Milano Angelo Scola, che - dopo l'insediamento a Milano il 25 settembre di un anno fa - propone i temi di lavoro per i prossimi mesi. Significativo è l'appello del cardinale rivolto ai cristiani affinché vincano "la tentazione di tollerare il dualismo che separa la fede dalla vita, riducendo la fede ad un sentimento individuale da nascondere per non disturbare, e la vita ad una omologazione". 
Ai politici il cardinale chiede anche di non "restare muti di fronte alle grandi questioni del nostro tempo - sessualità, matrimonio, famiglia e vita, economia, giustizia e politica - mortificando la luce del Vangelo", preoccupato che "la fede cristiana" venga ridotta a semplice "religione civile". Rivolto alle varie correnti tra cui si dividono i cattolici impegnati nella società civile e i politica, è l'appello a  superare "la tentazione della diaspora, posizioni che fanno prevalere ciò che separa 
su quello che unisce, approfondendo le divisioni". L'arcivescovo passa poi ad elencare gli altri argomenti che gli stanno a cuore e su cui impegnerà le parrocchie a lavorare.  
LA FAMIGLIA. Occorre superare "la tentazione di ridurre la pratica religiosa a una pratica individualistica che rende addirittura imbarazzante pregare insieme, richiamarsi gli appuntamenti proposti dalla comunità cristiana, e prima di tutto quello della Messa domenicale". No a un "modello di convivenza esile, precario, sospeso all'emozione passionale e alla provvisorietà dei sentimenti, l'afasia che non sa esprimere la bellezza di un amore casto, di un fidanzamento serio, di un matrimonio cristiano". 
I DIVORZIATI. Sulla scia di quanto promesso dal Papa a Milano, Scola invita "la comunità cristiana" a mostrarsi "attenta alla storia concreta di molte famiglie segnate da difficoltà, da incomprensioni e da divisioni, da legami abbandonati e costruiti con altri, con tutti i dolorosi contraccolpi che essi provocano soprattutto sui più piccoli e sui più deboli: la Chiesa testimonia che Dio è vicino a tutti, anche a chi ha il cuore ferito" e "invita tutti a sentirsi a casa nella Chiesa, al di là di ogni pretesa e pregiudizio". 
I GIOVANI. Il cardinale li invita a non "attardarsi nell'adolescenza, fuggire dalle responsabilità", ad evitare "la pigrizia nello studio e la riduzione degli affetti ad avventure provvisorie" a non arrendersi "alla dittatura del capriccio chiamandolo desiderio e libertà", a non avere "diffidenza verso la definitività, temuta come legame che limita le esperienze e umilia il desiderio". 
IL CLERO. Forte anche l'ammonimento a "vescovi, preti, diaconi, consacrati" che possono essere "tentati dallo scoraggiamento per un ministero segnato da tante fatiche, circondato da tante pretese e che sembra essere così poco incisivo". Scola si chiede se la Chiesa ferita dal peccato di taluni suoi membri è credibile ancora oggi? E invita il clero a evitare "scontento, mormorazione, amarezza per l'impressione di non essere abbastanza conosciuti, apprezzati, valorizzati". E non manca il forte richiamo a non cedere alla "tentazione di ritenere legittimo cercare consolazioni compensative, addirittura trasgressive, nell'attaccamento a persone, cose, strumenti di evasione, oscurando il dono della verginità o del celibato".