Perché l’arte sacra non può essere minimalistica ?
Non passa giorno che io non mi trovi a dovermi confrontare con le problematiche dell'arte in liturgia.
Talvolta taccio. Subisco talune incomprensibili opere, di impareggiabile bruttezza e astrazione, comprensibili solo ai fini e raffinatissimi palati di espertissimi critici d'arte.
Magari atei o "non praticanti".
Talaltra, non mi contengo, specie quando il personaggio di turno pretende di dovermi insegnare qualcosa. Pur capendone molto meno di me. E questo vuol dire che sta davvero messo male.
Specie se poi costui vuole venirmi a raccontare la sua visione della storia.
Il punto di partenza è la ventata innovatrice che il Concilio Vaticano II ha portato nel dialogo tra arte e liturgia.
Il concilio ha per la prima volta trattato in maniera organica la questione. In precedenza, vedi Nicea e Trento, il tema era stato trattato solo di sfuggita. Con il Concilio Vaticano II invece, molteplici aspetti diventano centrali nella discussione.
Ovviamente con il passaggio dalla messa "ad orientem" a quella verso il popolo, la necessità di operare modifiche strutturali, impose una rinnovata attenzione all'elemento architettonico. Ma possiamo certamente
affermare che tutta la questione artistica in generale diviene oggetto di confronto e discussione.
E la discussione è tanto più intensa, quanto più trova amplificazione il concetto di autonomia dell'arte e dell'artista.
Ora capiamoci. non è che l'autonomia nell'arte sacra sia il male assoluto. Nessuno scandalo quando papa Sisto IV commissionò gli affreschi della Cappella Sistina a Michelangelo. Anch'egli pretese l'autonomia. Michelangelo però scrisse ( perché sapeva scrivere) una pagina non solo dell'arte sacra, ma in generale contribuì a creare il concetto del Bello. Creò lo stupore, contribuì a dare concretezza al concetto della bellezza. Chiunque entri nella cappella Sistina( o nella cappella degli Scrovegni ed in mille altre situazioni simili), comprende di essere in un posto diverso, si predispone a qualcosa che dovrebbe essere eccezionale, ovvero fuori dal normale : la celebrazione liturgica.
L'arte sacra è uno strumento della liturgia e contestualmente una parte della stessa .
Come strumento e parte della liturgia, essa ci prepara al mystérion. Nella liturgia noi abbandoniamo la quotidianità per immergerci in una dimensione diversa, superiore. In questa dimensione contempliamo il sacrificio e ci apprestiamo alla Gerusalemme Celeste.
Ora ditemi e siate sinceri : vi riesce davvero un simile sforzo, quando siete circondati da strani bronzi, bizzarre sculture ed ambigui segni?
A me non riesce.
Specie perché lo stupore, trascende la comprensione razionale. Non devo essere un esperto per apprezzare il significato dell'opera d'arte sacra. Non devo pensarci . Mi ci devo perdere, a prescindere dal mio livello di studio.
Ve lo dico. Qualche giorno fa ero in una chiesa, semplice, ma bella, dei primi del '900 . Pulita, "baroccheggiante" . In una parola : degna.
Improvvisamente il mio sguardo è rapito da una Via Crucis "artistica". Essa era realizzata con del metallo lavorato. In quanto tale, dalle forme estremamente stilizzate. Ora capiamoci : io sono certo che chi l'ha creata ci abbia messo tempo, dedizione, amore, fede. Non è questo il punto. Ma tale lavoro è rachitico, stilizzato, minimalistica direi stitico.
Chi ama questo tipo di cose, le può certamente comprare per abbellire casa, ma in chiesa non vanno affatto.
L'arte che l'esprime e corrobora la fede deve essere rotonda, piena. Deve esprimere il Bello universale poiché in esso possiamo più facilmente accostarci a Dio.
La bellezza è in un certo senso l'espressione visibile del bene, come il bene è la condizione metafisica della bellezza. Platone ce lo ricorda : " la potenza del Bene si è rifugiata nella natura del Bello".
Questo vale per tutte le forme di arte. Per di più oggi, maniche di provetti liturgisti, si sbracciano nell'affermare che dobbiamo tornare alla "povertà", travisando sostanzialmente il messaggio di Papa Francesco ( in tal senso vedi l'articolo precdente ).
Questo non deve significare imbrigliare l'artista, vincolarlo, fermarlo. ci mancherebbe. Sarei ipocrita considerando che l'arte liturgica è la mia professione.
Questo vuol dire che l'artista, nelle case dei propri clienti può fare quello che vuole, ma quando si appresta a lavorare in chiesa, deve avere una piena conoscenza mistagogiga dei sacramenti. Punto.
Semplicemente non può valere la regola secondo cui può fare quello che vuole, perché è un artista. No, questo non vale.
Noi "moderni", abbiamo lasciato che l'arte tutta ed anche ahimè quella sacra, divenissero strumento per esprimere il dolore, la sofferenza, il disagio. Abbiamo smesso di usare l'arte per esprimere il Bello. Essa, la bellezza, è diventata relativa, un catalizzatore di aspettative, non certo lo specchio del profondo senso del divino.
Di fronte a tanta attesa modernità, mi viene sempre in mente la massima islamica " Dio è Bello e ama la bellezza" . Per dare concretezza a tale frase e definire la bellezza vista dal punto di vista islamico, bisogna vedere le antiche moschee, ricche di motivi geometrici, armoniosi, immutabili, simbolici.
Possibile che noi "moderni" abbiamo perso la strada e ci rifuggiamo nel relativismo? Relativismo nel comportamento, nella fede, nell'arte. Quale stupore nel vedere gli esiti concreti e disastrosi di tutto questo relativismo nella nostra vita quotidina ?
Si lo so, ora ho una schiera di nemici ancor più nutrita . Ma questo vuol dire che ho anche più amici fedeli.





