E a Resana prima preghiera in italiano

Islamici e cattolici insieme anche nella raccolta fondi per famiglie in crisi. La Diocesi: «Modello da esportare». L'imam: non tutti parlano arabo.

RESANA (Treviso) - La tensostruttura è già pronta in piazza Donatori di Sangue e ad allestirla ci ha pensato l’amministrazione. Per la festa di domenica ormai tutto è pronto, i dolci per il rinfresco, il thè speziato da gustare dolce e soprattutto le preghiere. Che a Resana quest’anno parlano il linguaggio dell’integrazione: parte della cerimonia sarà infatti in italiano per permettere a tutti di capire il messaggio coranico del Ramadan. «Non ci vedo niente di strano - spiega Kahouach Adnane, imam della Comunità di Resana -, anche tra di noi non tutti parlano l’arabo ed è giusto che siano messi nella condizione di comprendere la preghiera ». Adnane si stupisce quando gli si fa notare che l’uso dell’italiano è un’assoluta novità in Veneto.
«Non è possibile, sicuramente è già stato introdotto altrove», dice. Eppure è così, questa piccola comunità di nemmeno 10 mila anime a 35 chilometri di distanza da Treviso è un modello reale di integrazione. «Quello che è successo a Resana - commenta Charaj Abdallah, responsabile dell'Associazione immigrati di Treviso - è un esempio esportabile in Italia e anche all’estero». Il motivo? «La comunità è parte attiva della comunità locale - aggiunge -. Con l’introduzione dell’italiano si fa un ulteriore passo avanti». Per anni la Lega aveva chiesto preghiere in italiano contro il rischio di messaggi terroristici e oggi che nessuno lo chiede più l’italiano è un’esigenza. Di comunicazione. Il filo rosso del Ramadan 2012 del centro islamico di Resana è stata la solidarietà in tempi di crisi e la sera del 9 agosto, alla cena che da tradizione scandisce l’ingresso negli ultimi giorni di preghiera e digiuno, l’Avis ha raccolto sacche di sangue da donatori islamici e a fine serata imam e parroco cattolico hanno ricevuto donazioni economiche da distribuire alle famiglie più povere e segnate dalla crisi.
«Abbiamo pensato che in quest’anno difficile il Ramadan doveva essere solidale », dice Adnane. Inoltre, da molto tempo la comunità musulmana si confronta con quella cattolica e sempre il 9 imam e il responsabile delle relazioni fra cristianesimo e islam nella diocesi di Treviso, don Giuliano Vallotto, si sono confrontati su questioni spirituali. «Da anni organizziamo insieme incontri e iniziative - dice Vallotto -, lo scambio è molto proficuo». Don Vallotto lavora con le comunità musulmane di tutta la Marca trevigiana ma quella di Resana, per lui, è sicuramente la più strutturata. Tant’è che l’idea di raccogliere insieme aiuti per le famiglie rimaste senza lavoro e senza mezzi di sostentamento viene proprio dagli islamici del paese.
«I rapporti sono davvero ottimi, l’integrazione è reale e merito dell’impegno di tutti», continua Vallotto. Non è però sempre stato così, in passato anche a Resana ci sono stati problemi di convivenza che la conoscenza reciproca negli anni avrebbe fatto superare. «Da un po’ di anni il clima è cambiato in realtà un po’ ovunque nella nostra regione - continua il sacerdote -, il merito è soprattutto dei bambini. I piccoli di casa frequentano le stesse scuole, vivono a stretto contatto e per loro provenienza, religione e nazionalità non hanno alcuna importanza ». I genitori, secondo Vallotto, grazie ai bambini si conoscono e superano diffidenze e barriere culturali. «Anche le scuole di italiano e le feste multietniche, specie nelle piccole realtà, sono state utili - conclude Vallotto -, ma non c’è niente come l’amicizia tra i figli di persone di culture diverse».