Riforma liturgica necessaria,ma in continuità con la tradizione
Giovanni XXIII quando 50 anni fa fondò il Pontificio Pontificio Istituto Liturgico Sant'Anselmo, affidato fin dall'inizio ai monaci benedettini che della liturgia sono sempre stati esperti custodi. Papa Roncalli seppe dunque cogliere, afferma Joseph Ratzinger che al Concilio partecipò in qualità di 'peritò in quanto teologo indicato dai vescovi tedeschi, «la forte esigenza pastorale che animava il movimento liturgico» allora in forte espansione nella Chiesa, fautore della richiesta che «venisse favorita e suscitata una partecipazione più attiva dei fedeli alle celebrazioni liturgiche attraverso l'uso delle lingue nazionali e che si approfondisse il tema dell'adattamento dei riti nelle varie culture, specie in terra di missione». Su come tutto questo sia stato attuato, Benedetto XVI non dà un giudizio negativo: «dobbiamo constatare - dice infatti nel suo discorso - i frutti abbondanti suscitati dallo Spirito Santo in mezzo secolo di storia, e per questo rendiamo grazie al Datore di ogni bene». Ma ricorda anche che lo scopo della «riforma conciliare» non era stato «principalmente quello di cambiare i riti e i testi, quanto invece quello di rinnovare la mentalità e porre al centro della vita cristiana e della pastorale la celebrazione del Mistero Pasquale di Cristo». «Purtroppo forse - lamenta in proposito il Papa - anche da noi Pastori ed esperti, la Liturgia è stata colta più come un oggetto da riformare che non come soggetto capace di rinnovare la vita cristiana». «Non poche volte - denuncia con forza Ratzinger - si contrappone in modo maldestro tradizione e progresso». Mentre, come ci ha insegnato il beato Giovanni Paolo II citato così nel discorso di oggi, «in realtà, i due concetti si integrano: la tradizione include essa stessa in qualche modo il progresso. Come a dire che il fiume della tradizione porta in sè anche la sua sorgente e tende verso la foce». Andava nella direzione giusta, dunque il beato Giovanni XXIII, quando «animato da spirito profetico, per raccogliere e rispondere a tali esigenze creò l'Istituto Liturgico, a cui volle subito attribuire l'appellativo di 'Pontificiò per indicarne il peculiare legame con la Sede Apostolica». E volle raccogliere «le istanze del movimento liturgico che intendeva dare nuovo slancio e nuovo respiro alla preghiera della Chiesa, poco prima del Concilio Vaticano II» stabilendo che «la Facoltà dei Benedettini sull'Aventino costituisse un centro di studi e di ricerca per assicurare una solida base alla riforma liturgica conciliare». E in questi decenni, continua Ratzinger, l'istituto ha offerto «il suo contributo alla Chiesa impegnata nella recezione del Vaticano II, attraverso un cinquantennio di formazione liturgica accademica. Formazione offerta alla luce della celebrazione dei santi misteri, della liturgia comparata, della Parola di Dio, delle fonti liturgiche, del magistero, della storia delle istanze ecumeniche e di una solida antropologia». «Grazie a questo importante lavoro formativo, un elevato numero di laureati e licenziati prestano ora - riconosce il Pontefice - il loro servizio alla Chiesa in varie parti del mondo, aiutando il Popolo santo di Dio a vivere la Liturgia come espressione della Chiesa in preghiera, come presenza di Cristo in mezzo agli uomini e come attualità costitutiva della storia della salvezza».


