Preti truffati, gang in manette

Secondo i carabinieri avrebbero raggirato cento sacerdoti

TORTONA. Sono accusati di avere messo a segno furti e rapine ai danni di un centinaio di sacerdoti sparsi in tutta Italia e fra questi, due anche in Oltrepo pavese: il 15 novembre dello scorso anno a Godiasco e tre giorni dopo, il 18, a Voghera. Ma sono stati individuati ed arrestati dai carabineri di Occimiano (Alessandria) dopo un anno e mezzo di indagini effettuate in tutta Italia e persino in Svizzera.

Un'operazione chiamata in codice "Diocesi" coordinata dal Procuratore della Repubblica di Casale Monferrato, Valeria Fazio, che è stata illustrata ieri durante una conferenza stampa convocata presso il comando provinciale dei Carabinieri ad Alessandria, alla presenza del comandante provinciale Marcello Bergamini, del comandate dei Carabinieri di Casale Monferrato, Fabio Falco, e del comandante di Occimiano, Antonio Caputo. Protagonisti degli oltre cento tra furti e rapine, secondo i carabinieri, tre italiani, figli di immigrati nordafricani: Mike Abdelatil, 20 anni, nato Sesto San Giovanni e residente a Muggiò (Milano) in via Manara e i fratelli Giulio e Gino Azize di 30 e 32 anni, nati rispettivamente a Milano ed Alicante (Spagna) ed entrambi residenti a Cinisello Balsamo. 

Sono stati arrestati per associazione a delinquere, furto aggravato, rapina ed utilizzo indebito di carte di credito. L'indagine aveva preso il via nel mese di ottobre 2009 ad Occimiano quando tre malviventi derubarono il parroco del paese. E' stato questo il primo furto al quale ne sono seguiti moltissimi altri, tutti ai danni di anziani sacerdoti. Inizialmente i rapinatori avviavano un'attività informativa che consisteva nell'individuazione della Diocesi da colpire e successivamente della vittima. La scelta veniva operata attraverso lo studio dei curricula dei sacerdoti, riportati sugli Annuari Diocesani, prediligendo gli ultrasettantenni. 
I tre hanno messo a punto un'efficace modus operandi che ha permesso di mettere a segno numerosi colpi. Uno dei tre contattava il malcapitato sacerdote qualificandosi come cardiologo di un vicino ospedale, rammentandogli le tristi circostanze - assolutamente inventate - nel corso delle quali si erano conosciuti in passato e nell'immediatezza fissava un appuntamento per la confessione di un fantomatico figlio o nipote depresso a causa della morte della madre ed in partenza per l'Inghilterra. Raggiunta la canonica, il "figlio/nipote" si faceva confessare e poi parlava con il religioso e lo impietosiva. Il racconto, che non veniva mai modificato, era talmente ben studiato che spesso commuoveva l'anziano. Approfittando dello stato emotivo indotto, uno dei tre (generalmente il più giovane, cioè Mike Abdelatil) concludeva il dialogo prenotando una Messa in suffragio della madre presentando per l'offerta una banconota di grosso taglio e chiedendo il resto. Il sacerdote si recava a prendere il resto consentendo al malvivente di scoprire dove teneva nascosto il denaro. Questa, la ricostruzione dei carabinieri.


Articolo tratto da la Provincia Pavese del 4 maggio 2011