Stupore

Amo il mio lavoro, poiché esso è creativo e mi dà l'invidiabile opportunità di viaggiare. E  può capitare che ,mentre pazientemente attendo per il mio appuntamento, la curiosità mi porti a scoprire gioielli di un'arte sacra ormai rara. E lo stupore si accresce, quando mi soffermo a riflettere sul fatto che tali bellezze si trovino nella bella e quasi sconosciuta Basilicata.
Ero qualche giorno fa in quel di Senise (Pz) e la chiesa è quella di San Francesco. Ma lo splendore che vi presento non è certamente secondo a quello che il viandante proverebbe entrando in una delle tante chiese del senese.
La zona absidale vista dall'ingresso
L'autore del polittico è Simone da Firenze e l'opera è datata 1523.
Artista di formazione sostanzialmente classicista, formatosi sulle opere dei grandi come Botticelli ed il Ghirlandaio, svilupperà in modo del tutto personale ed autonomo la volumetria dei corpi, la dilatazione, il movimento e l’espressività delle figure. 
Un  linguaggio figurativo il suo, moderno, raffinato e in linea con le nuove tendenze presenti sul territorio della penisola, ma recepito soltanto in parte dai maggiori pittori lucani suoi contemporanei , i quali invece si fecero interpreti di una committenza con gusti tipici del primo Quattrocento toscano. 
Il polittico si compone di diciassette tavole distribuite in due ordini e nella predella. La sezione di mezzo raffigura partendo da sinistra, Santo Stefano con il volto rigato da lacrime di sangue, San Giovanni Battista,una rinascimentale Madonna in trono con Bambino, intorno alla quale si muove una  cornice di putti in volo, immortalati nel gesto del porre  la corona sul capo con tre angeli musicanti sui gradini del trono e per finire San
Francesco d’Assisi con saio, croce e libro e San Gregorio Magno.
Particolare del polittico
La sezione  superiore, sormontato dalla splendida ed elaborata cornice  poco o nulla  rinascimentale per sobrietà, raffigura, sempre a partire da sinistra, San Girolamo con accanto il leone,San Lorenzo con accanto la graticola del  martirio, una  dolorosa Crocifissione carica di pietà, Santa Caterina d’Alessandria e infine San Ludovico da Tolosa con l’inconfondibile manto trapunto dei gigli di Francia.
La predella è suddivisa in sette pannelli: quattro verticali, più piccoli, recanti ognuno una figura, alternati a tre orizzontali, più grandi, recanti tre personaggi, tutti raffiguranti i dodici profeti .
E' certamente un'opera che mostra l'evoluzione tecnica e l'elaborazione dello stile personale, lontano ormai dalle opere giovanili ricche di richiami tardo gotici. La sapiente gestione delle volumetrie, l'impostazione prospettica i corpi torniti con forza dimostrano lo spirito rinascimentale dell'autore.
Nel complesso , benché l'attenzione del viandante non possa che essere catturata dalla pregevole opera , l'intera aula liturgica desta stupore ed ammirazione.
Ingresso 

Le mura bianche mettono in risalto oltre che il polittico anche l'imponente coro ligneo. La struttura  in legno  dell'ingresso riccamente dipinta , si raccorda con maestosa eleganza al resto della struttura.

Vista d'insieme con il coro