Il mondo ha bisogno di un prete “umano” posseduto dal “divino”

 

Ripubblico con il suo consenso , un articolo molto interessante di don Enzo Caruso. Mi colpisce soprattutto l'auspicio di un ritorno alla missione vera del sacerdote, che deve smettere di essere anche amministratore e sociologo. 
Un ritorno auspicato alle origini del proprio ruolo. 
FINITA L’ERA DELLA SOCIETA’ “CRISTIANA”, IN CUI TUTTI, O PER FEDE O PER PURA APPARTENENZA SOCIOLOGICA, SI RICONOSCEVANO CRISTIANI…IL MONDO OGGI HA BISOGNO DI UN NUOVO MODELLO DI PRETE, FEDELE ALLA TRADIZIONE DELLA CHIESA, INNAMORATO DI DIO E DELL’UOMO E DELLA SUA STORIA, E PROIETTATO IN AVANTI VERSO IL FUTURO DI UN MONDO CHE STA CAMBIANDO PROFONDAMENTE… FINO ALLE RADICI…
IL MAGISTERO DA TEMPO CI DICE CHE NON E’ PIU’ SUFFICIENTE IL PRETE CHE LAVORA ESCLUSIVAMENTE DENTRO L’ORIZZONTE DEL QUOTIDIANO, CHE ENTRA ASSISTE SOLO I “VICINI”, CONSIDERANDO TROPPO ONEROSA UNA PASTORALE CHE, A FRONTE DELLA SCARSITA’ DEI PRETI, CHIEDE DI RAGGIUNGERE TUTTI…
OCCORRE UN NUOVO MODELLO DI PRETE CHE INTERAGISCE CON LA COMUNITA’ EDUCANDO I LAICI A GESTIONE DELLE COSE MATERIALI DELLA CHIESA E DELLA PARROCCHIA, LIBERANDO NUOVI SPAZI E NUOVE ENERGIE PER UNA GUIDA SPIRITUALE DELLA COMUNITA’ IN QUANTO SOGGETTO ECCLESIALE NELLA SUA TOTALITA’. UN PRETE CHE DEDICHI TUTTO IL SUO TEMPO ALL’ANNUNCIO, ALLA CELEBRAZIONE DEI SACRAMENTI, ALLA GUIDA SPIRITUALE DEI SINGOLI E DELLA COMUNITA’, E CHE CELEBRI CON ESSA L’EUCARISTIA PER CONTINUARE AD EDIFICARE LA CHIESA E A TRASFORMARE IL MONDO SECONDO IL CUORE DI DIO E LE ESIGENZE DEL REGNO.
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Il prete di domani dovrà essere uomo di Dio, totalmente posseduto da Lui e divorato dall’ansia che sia fatta la sua volontà. Dovrà cercarla lui stesso questa volontà, mediante lo studio e la costante riflessione e ricerca, da solo, con i suoi confratelli e con la comunità. Dovrà sudare per capire qual è la volontà di Dio immergendosi nel cuore_della storia e dell’umanità, dove Cristo geme e soffre ancora la sua passione e morte. Il prete di domani dovrà spezzare il pane della Parola scavando nei testi biblici e nel profondo della vita della comunità, cogliendone aneliti e preghiere, paure e fallimenti, dolori e gioie… Dovrà illuminare tutto con la forza dirompente di una Parola di Dio che è potente già in se stessa, e non in forza del commento che le si potrà dare. Sarà un prete che prima di salire all’altare si sarà profondamente prostrato davanti a quella Parola che è sorgente della sua chiamata, sorgente della salvezza del popolo che Dio si è scelto e al cui servizio egli si mette per accrescere in esso la grazia del sacerdozio regale, ossia della grazia battesimale… Avrà un santo timore di quella Parola… non la userà mai per piegarla ai suoi stati d’animo, alle sue personali interpretazioni… Egli sarà prima di tutto discepolo di quella Parola, con il suo popolo e per il suo popolo. Dovrà stare con il suo popolo. Con esso pregherà e invocherà il nome di Dio, ma cercherà molti spazi di preghiera personale, e non solo personale…. ma personale e profonda allo stesso tempo. Sarà un esperto di preghiera e saprà ritagliarsi momenti di solitudine per dialogare con Dio, per Cristo, nello Spirito. Da questa preghiera egli trarrà la forza di affrontare le giornate, le prove, la stanchezza, le incomprensioni, i suoi stessi limiti, e la gente vedrà il suo volto e dirà di lui: “E’ un uomo di Dio”.
Dovra essere fratello tra i fratelli… Il mondo ha bisogno di un prete “umano”… che può sentire “fratello”, nel senso più pieno e profondo possibile… Uno che c’é… Uno a cui guardare per ricevere ispirazione e forza, perché vede brillare sul suo volto la luce di Cristo. Sarà anche costretto a organizzare la sua giornata e a_mettere alla porta dell’ufficio parrocchiale la tabella con l’orario per ricevere la gente, ma poi,_quando non sarà impegnato altrove per il bene delle anime, girerà il cartello al contrario per far leggere la scritta: “sono a vostra disposizione”. Il prete … un fratello tra fratelli, uno che ispira fiducia con l’espressione del suo volto, col tono della sua voce, dal modo in cui stringe la mano alla gente… Dalla pazienza che usa nei confronti di tutti. Uno che non farà della sua stanchezza un motivo di lamento col popolo, ma silenziosamente cerca il suo spazio di riposo e di preghiera per rigenerarsi… Non nasconderà la sua stanchezza, non agirà perché la gente continui a pensare che egli, avendo la grazia di stato del sacramento dell’ordine, possegga anche dei superpoteri che lo rendono esente dalla prova e dalla tentazione. Non accuserà mai la sua gente perché “non viene… non ascolta”, ma rinnoverà all’infinito e con amore: “Venite. Il Maestro vi aspetta!”. Sarà un uomo che sa di dover rinnovare ogni giorno la professione della sua fede, al pari di ogni altra persona, perché il suo credere non è blindato e protetto dalla tentazione. Deve essere un uomo che la gente vede camminare e compiere il pellegrinaggio della vita al pari di ogni uomo e donna, camminando in mezzo a loro, forte della parola di esortazione e umile abbastanza da non voler dare la risposta a domande che non conosce. Di lui la gente dovrà accorgersi che gli fanno male le gambe per la fatica del cammino, come per tutti gli altri pellegrini assieme ai quali cammina, ma che non perderà mai la gioia… il sorriso… la speranza… e soprattutto la parola di Dio con cui motivare gli altri a non scoraggiarsi mai davanti alle insidie del viaggio… “Non abbiate paura. Siate forti e vedrete la salvezza del Signore, il quale oggi agirà per voi”. (Es 14:13)
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Dovrà essere profeta di un mondo nuovo. Nessun profeta annuncia il passato. Non annuncia neanche la Tradizione, ma annuncio Cristo, colui che viene, che sta davanti, e lo annuncia attingendo alla ricchezza della Tradizione ma anche assecondando la potenza dello Spirito che fa nuove tutte le cose e ispira parole e tradizioni per oggi che diventeranno parte integrante della Tradizione di domani. Il suo sguardo sarà sempre proiettato “oltre”… oltre i confini del “già raggiunto”… oltre le sicurezze già acquisite… oltre, verso le sfide che il mondo pone alla fede e alla missione della Chiesa. In queste sfide egli vedrà la chiamata rinnovata del Signore. Vedrà apparire all’orizzonte quella luce che è il preannunzio di un imminente passaggio di Dio, e preparerà i cuori della sua gente ad accogliere il Re che viene. Non si perderà in dibattiti e diatribe… non cercherà onori e consensi, né applausi e titoli. E se li possiede, saprà farne uso per la gloria di Dio e non la propria. Studierà per capire, per imparare di più, per approfondire le sue conoscenze e lo farà per la sua crescita spirituale e per quella del popolo che serve. Il segno della sua santità sarà che più impara più diventerà umile, perché sperimenterà ogni giorno quanto sia grande Dio, a confronto della propria piccolezza. Il prete non può essere né di destra né di sinistra. Non può essere di questa parrocchia e contro quella. Cercherà in ogni modo di coinvolgere gli altri confratelli a camminare insieme. E’ finito il tempo degli orticelli chiusi. E’ finito anche il tempo per il culto della persona e dei personaggi. Egli deve essere cristiano tra i cristiani… deve essere di Dio. Deve sapere che non vi è nessuna Tradizione che si perpetua nella storia senza crescere con i sussulti che lo Spirito di Dio compie nel cuore della Chiesa. Se il prete si schiera a partire da posizioni ideologiche – conservatore… tradizionalista… innovatore… rivoluzionario… – può cadere lui stesso nell’idolatria dei suoi stessi pensieri… nell’idolatria di sé stesso._Il prete deve essere profeta: uno che scruta l’orizzonte della storia per cogliere il sussurro dello Spirito di Dio che aleggia ancora oggi sul caos del mondo e chiama la Chiesa a collaborare all’opera della creazione e della redenzione di Dio in Cristo. Deve riuscire a sentire quel sussurro, educare il popolo al silenzio e alla contemplazione perché anche esso lo possa sentire, e deve amplificare quel sussurro con una parola forte e chiara che svela agli uomini pellegrini qual è la via… la via del REGNO DI DIO.
Signore Gesù, grazie perché nella tua vigna susciti sempre preti secondo il tuo cuore… Grazie perché ci insegni a vedere il bene silenzioso di chi non suona le sue trombe per essere notato e lavora con umiltà nella tua vigna. Grazie perché in ogni spazio e tempo ci doni preti che amano la Chiesa come il loro stesso corpo. Perdona le nostre infedeltà e apri sempre di più i nostri cuori alla potenza del tuo amore.