LE TOVAGLIE D’ALTARE. BREVE EXCURSUS TRA ARTE E FEDE

Le tovaglie altare sono il prescritto ornamento dell'altare. Nelle rubriche generali del messale viene prescritto che la mensa dell'altare sia coperta da tre tovaglie di puro lino. Una delle tre tovaglie deve essere di lunghezza tale da coprire i due lati fino alla predella. Le tovaglie inferiori possono es­sere dì lino più ruvido.E' sostanzialmente  tollerato nella prassi che invece di due tovaglie ve ne possa essere  sia una sola raddoppiata, ma tale da ricoprire l'intera mensa.
La tovaglia generalmente si lascia sporgere sul fronte dell'altare e si usa ornare con ricami e pizzi.
tovaglia altare
Parrocchia S.Agostino - Giovinazzo Ba

La decorazione delle tovaglie altare

Per la decorazione sì richiede molta sobrietà e buon gusto. Si preferisca l'ornamentazione a ricamo, anche a colori, con motivi semplici : fiori, foglie, ricami sim­bolici a facile intreccio, iscrizioni. Pochi pizzi e che non superino l'altezza massima dì circa 25 centimetri. Le   tovaglie  vanno   benedette   e   devono   poggiare   libere sopra l'altare : quindi niente cornici che girino intorno allo spigolo della mensa. La tradizione vuole che debbano confezionarsi col lino, in mancanza di questo è tollerata la canapa. Solo un indulto apostolico può au­torizzare le tovaglie di tela mista e di cotone nei paesi di Missione.  Devono essere bianche, ma non im­porta se a tessuto unito o damascato.
tovaglia ricamata altare
Parrocchia San Nicola - Lauria Pz

I nomi delle tovaglie altare

Nei libri di liturgia, inventari, scrittori ecclesiastici del Medio Evo, le tovaglie da altare portano vari nomi: linteamina altaris, velum, pannus altaris ,mantile, sub-stratorium, mappa, palla, mensale, tunica altaris, tobalea, ecc., nomi però sovente usati anche per indicare altri paramenti, così che, specie negli inventari è difficile stabilire a che cosa precisamente vogliano riferirsi.

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La tovaglia in ogni modo sì può senz'altro annoverare tra i più antichi paramenti.
L'uso di  coprire  con  una  tovaglia   la  tavola  sulla  quale si prende cibo risale a un'epoca anteriore all'era cristiana. Essa non mancava certamente sulla tavola dell'Ultima Cena di Gesù.
La prima testimonianza scritta sul suo uso risale al secolo IV. Optato di Milevitano verso il 370 scrive: « Chi tra i fedeli ignora che nella celebrazione dei Santi Misteri il legno (altare) si copre con un panno dì lino? », ma non v'è dubbio alcuno che il suo uso risalga molto indietro fino ai primi tempi della Chiesa.
Motivi dì pulizia, di convenienza e di venerazione per i Santi Misteri lo richiedevano.
Comunque, dopo Costantino la tovaglia fa parte essenziale del corredo dell'altare. Ce ne fanno testimonianza molti passi di scrittori ecclesiastici e anche opere d'arte come i mosaici di S. Vitale e S. Apollinare in Classe a Ravenna del IV e VI secolo che ci mostrano altari coperti di ampia tovaglia che scende da tutti i lati.
Per un buon tratto di tempo dopo Costantino ci si accontenta di una sola tovaglia, poi qua e là spuntano notizie sull'uso di quattro tovaglie di cui una aveva funzione di corporale.
Il motivo di questo moltipllcarsi di tovaglie è da ricercarsi nella grande venerazione per il Sacrificio della Messa e nel timore che versandosi il calice, il Sangue del Signore potesse spargersi ed essere assorbito dal legno dell'altare.
A Roma molto presto si diffuse l'uso delle tre tovaglie, ma divenne generale solo nel secolo XVII.

Come impreziosire le tovaglie altare

Anticamente si ornava il coprialtare e si lasciavano le tovaglie con un semplice orlo. Dopo il 1000 si cominciò a ornarle. Se ne conservano nei musei delle ricchissime interamente ricamate e delle più semplici con la sola parte anteriore ornata di un largo bordo, tessuto o ricamato.
mantovana tovaglia altare
Parrocchia San Gennaro - Molfetta Ba
Talvolta si usava intessere ai due capi della tovaglia delle striscie colorate per lo più in azzurro con disegno di fiori, pianticelle, uccelli, figure geometriche (detto lavoro di Perugia), o si facevano scendere sul davanti verticalmente due bande di seta colorata lunghe circa 25 centimetri.
Col tempo il ricamo cede il posto ai merletti con scapito del buon gusto, del senso artistico, della funzionalità, per la sproporzionata larghezza e per il barocchismo dei disegni.
Nelle tovaglie dell'altare alcuni vedono il simbolo della Sindone, altri i lini che avvolsero il Corpo di Cristo, altri ancora il grembo paterno di Dio in cui vengono deposti i doni che si presentano all'altare.
IL CORPORALE

Il corporale è un lino sacro che il sacerdote distende sull'altare per posarvi il  Corpo Santissimo di Gesù  Cristo sia  durante la   Messa   che   fuori   di  essa.

Corporale
Il corporale di Progetto Liturgico
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Il corporale che sì usa nella santa Messa e nella distribuzione della santa Comunione deve avere da 45 a 50 centimetri di lato, quello invece che si mette. nel tabernacolo o si adopera per l'esposizione del Santissimo deve essere proporzionato alle dimensioni del tabernacolo o del tronetto dell'esposizione.

Tovaglie altare
Corporale, Manutergio,Purificatoio e Palla di Progetto Liturgico

Il corporale si piega in tre partì prima nel senso della profondità poi in quello della larghezza, così, quando lo si distende lo si vede formato come di nove quadrati.

E' permesso  ornarlo al bordo, con semplice lavoro dì ago, o con l'aggiunta di piccolo merletto e al centro con motivi delicati e piatti. E' permesso inamidare leggermente i corporali, con il doppio vantaggio d'infittire la stoffa e dì rendere più facile la raccolta di eventuali frammenti eucaristici. Tuttavia bisogna ben conoscere la dose e il metodo necessario per l'inamidatura.
Il corporale e la palla sono benedetti dal Vescovo o da un suo delegato.
Il corporale è senza dubbio il più antico di tutti i paramenti. Il Card. Bona lo fa risalire senz'altro ai tempi apostolici, infatti se un qualche paramento è richiesto per il rispetto dovuto al Santissimo Sacramento è certamente il corporale.

Abitudini antiche e moderne circa le tovaglie altare

Da principio si potevano anche non mettere tovaglie sotto il corporale. Nel I secolo sembra che bastasse la sola palla per servire da tovaglia e da corporale. Successivamente l'introduzione di una seconda e poi terza tovaglia fece si che la superiore venendo a trovarsi a immediato contatto con il Corpo di Cristo si chiamasse "palla corporalis" o più semplicemente corporale.
Il corporale doveva essere di lino. E in questo c'è perfetta uniformità tra l'oriente e l'occidente.
Da principio il corporale era molto grande  e copriva tutta la superficie della mensa. Si conserva un corporale del XII secolo in Svizzera la cui lunghezza è di 1.20 m. e largo quasi 50 centimetri.
Dal Basso Medioevo andò sempre più restringendosi fino a giungere all'attuale forma quadrata di circa 50 cm.
Le grandi dimensioni del corporale si spiegano con le grandi forme degli antichi vasi sacri e con l'usanza di coprire con esso anche il calice.


La Palla copricalice

La Palla è un quadrato di lino che misura da 12 a 17 centimetri di lato e serve a coprire il calice durante la celebrazione del s. Sacrificio.
Palla copricalice
La Palla realizzata da Progetto Liturgico

Anticamente formava una cosa sola con il corporale; quando questo fu ridotto fino alla forma attuale, sorse la necessità di una palla distinta per coprire il calice.

Palla copricalice bianca
La splendida Palla realizzata da Progetto Liturgico

Ci sono usi diversi : in Francia comunemente è for­mata  da una doppia tela rinforzata da un cartoncino introdotto Ira i due tessuti ; in Italia, in Spagna e in altri paesi è una semplice o doppia tela fortemente inamidata. Deve essere di  stoffa pre­ziosa , seta o anche oro. La decorazione superiore è libera e neppure la crocetta al centro è obbligatoria.

Il Purificatoio.

E'  un   panno   lungo da  50  a   35 cm.    che    il     cele­brante  usa    per    purificare    il   calice   e   per   detergersi   le labbra  e  le dita.
L'uso di servirsi di un panno per asciugare il calice dopo l'abluzione è antichissimo. Ricevette il nome di pu­rificatoio a Roma dove si trova per la prima volta con questo nome in un inventario del tesoro papale del 1295. E risale alla fine del Medio Evo l'uso di portare il purificatoio all'altare sul calice.
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Vincenzo Busco
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