Clero istriano contro il Vaticano: in 70 appoggiano il vescovo “ribelle”
Polemica sul monastero rivendicato dall'abbazia di Praglia,
intanto si scopre che la destinazione dell'immobile è turistica
PADOVA - Si gonfia sempre di più la polemica fra il Vaticano e il clero istriano in merito alla controversia sulla proprietà su di un monastero in disuso e i terreni circostanti, nell'Istria nordoccidentale. Oggi una settantina di sacerdoti si è riunita a Pisino, in Istria, e ha appoggiato all'unanimità il vescovo "ribelle", monsignor Ivan Milovan.
Milovan si era apertamente posto contro le conclusioni della Conferenza episcopale croata, il primate della Croazia, cardinale Josip Bozanic, e lo stesso Vaticano sulla proprietà su di un monastero, rivendicato dai benedettini di Praglia (Padova).
«Il clero istriano ha dato il suo pieno appoggio al vescovo Milovan, e all'idea di restituire l'immobile allo Stato croato», ha dichiarato alla stampa il cancelliere della diocesi di Pola e Parenzo, Ivan Jakovljevic. «Speriamo ora che non verrà di nuovo istituita qualche commissione cardinalizia per prendere decisioni sulla nostra diocesi, perché la proprietà non sarà più della Chiesa, non vogliamo ulteriori discussioni», ha spiegato. «Allo Stato daremo anche l'indennizzo per i terreni che sono stati nel frattempo venduti», ha detto concludendo «lo Stato croato ne ha diritto, e anche se non ne ha, noi comunque gli ridaremo l'immobile».
In questo modo la diocesi vuole evitare che l'immobile venga dato proprio all'Abbazia benedettina di Praglia che ne era proprietaria fino al 1948, quando le fu confiscata dallo Stato comunista jugoslavo. La decisione che i legittimi proprietari sono i monaci benedettini italiani è stata presa da una commissione cardinalizia, poi confermata da Benedetto XVI. Nonostante ciò il vescovo locale si è apertamente opposto ai suoi superiori, rifiutato di firmare gli atti notarili, ragione per la quale due settimane fa era stato sospeso, pare per il tempo di un minuto, per far firmare i documenti a un vescovo da Roma, nominato «ad actum». Intanto la stampa croata ha scoperto che l'immobile - il complesso del monastero di Daila con svariati ettari di terreni, tutto con vista mare - al catasto risulta intestato alla società Benedikt s.r.l., di proprietà della diocesi, della parrocchia e di un istituto finanziario ecclesiastico con sede in Austria, a Linz. La società è registrata per «attività turistiche e alberghiere», e nel 2010 non ha avrebbe avuto nessun fatturato.


