La Madonna col trolley. Fa discutere il manifesto di Aritmia mediterranea
Musica e riflessioni nella rassegna Arci del 15 e 16 settembre. Sull’utilizzo dell’immagine della patrona di Molfetta confronto tra diocesi e organizzatori.
Una Madonna con bambino e con trolley, sormontata da due angioletti che non reggono drappi ma chitarre elettriche e uno striscione. “Da qui se ne vanno tutti”, è scritto. E quella valigia ne è la prova. Più di un secolo fa l’hanno trasportata genitori e nonni dei molfettesi che oggi fanno grandi le loro nuove patrie; mentre oggi i loro discendenti scelgono (o sono costretti?) a riprenderla in mano e salire su treni e aerei pur di realizzarsi nella vita.
L’immagine simbolo della nona edizione di Aritmia mediterranea, festival musicale in programma il 15 e 16 settembre, fa discutere, come pure riscuote apprezzamenti. Divide, insomma, proprio nei giorni della festa patronale. E intanto lancia il suo messaggio: tanti, troppi, molfettesi, giovani braccia e cervelli, vanno via.
Ci hanno scritto dall’Argentina, da dove si rileva che il «sacro è sacro, e il profano è profano». E al coro di critiche si è aggiunta la diocesi. «Senza alcuna volontà di sterile polemica nei confronti degli organizzatori e dei grafici ideatori del manifesto – scrive l’ufficio diocesano delle comunicazioni sociali -, ma con desiderio di dialogo nel rispetto reciproco, si vuole però rimarcare che l’efficacia comunicativa dell’evento musicale, peraltro lodevole nelle sue finalità, poteva essere ricercata con ben altra creatività, senza per forza dover ricorrere alla strumentalizzazione del simulacro della Madonna, evocandone e banalizzandone il significato spirituale che da secoli esso riveste per la gran parte dei cittadini molfettesi, come per i tanti, credenti e non, tornati a Molfetta proprio in occasione della Festa».
La diocesi si appella alla «sensibilità, umana e spirituale», sottolineando comunque come «certamente la fede e la devozione mariana non vengono intaccate da un manifesto o da altre desacralizzazioni, che sempre più spesso si producono a fini pubblicitari e commerciali sulle plance metalliche delle nostre strade come sugli spazi delle finestre virtuali. Ciò sarebbe assolutamente impensabile in altre esperienze religiose».
Prese di posizione cui replicano, in modo altrettanto sereno, gli organizzatori. Che al momento di scegliere la statua della patrona di Molfetta, proprio per non oltrepassare il confine tra sacro e profano, hanno eliminato i simboli religiosi dal manifesto.
«Abbiamo scritto diffusamente - dichiarano gli organizzatori -, attravero tutti i canali di comunicazione che abbiamo sviluppato, quanto siamo legati a questa tematica, quanto ci tocchi da vicino e quanto pesi per una terra complessa, difficile, ma bellissima come la nostra Puglia.
Posto che la concomitanza con la nostra adorata festa patronale è una coincidenza di nove anni di attività evidente a tutti i molfettesi, vorremmo, con questa nota, sottolineare che nella la scelta grafica non c’è alcuna volontà di dileggio verso quello che consideriamo essere il fulcro religioso e sociale della nostra città. La Madonna dei Martiri non è raffigurata in maniera sconveniente e reca con sè, come unica e innocua aggiunta, un trolley rosso, lo stesso che migliaia di ragazzi pugliesi hanno trascinato per il mondo, per realizzare sogni e costruire un futuro».
«La grafica di quest’anno è stata spiegata e raccontata nelle pagine nel nostro sito web, nei nostri comunicati, nelle mail che abbiamo scambiato con chi sin da subito ha creduto nella potenzialità di questo momento musicale e culturale per la città. Abbiamo ricevuto tonnellate di manifestazioni di supporto da parte di chi ha compreso il nostro spirito, ha condiviso con noi non lo spirito dissacratore (che, ripetiamo, non c’è mai stato), bensì il legame profondo con le nostre radici, la consapevolezza che molti di noi hanno di non poter costruire più un futuro qui, a casa, e di dover abbandonare tutto all’improvviso, sradicarsi e dimenticare in fretta il dolore della partenza».
«Nel nostro dna sono radicati i racconti degli emigranti, basti pensare alla vasta comunità di molfettesi nel mondo, che seguono sempre con affetto le vicende della propria città d’origine e, siamo sicuri, hanno seguito con affetto in tutti questi anni anche le sorti di una manifestazione come Aritmia, che tanto ha dato a Molfetta, ma che tanto da Molfetta ha ricevuto».
Nessuna volontà, ribadisce l’Arci, di urtare le sensibilità religiose e le tradizioni, tratto distintivo della città. Il rischio, ribadiscono gli organizzatori, è quello di perdersi in polemiche e mettere in secondo piano il tema della manifestazione, gratuita, che alla musica alternerà dibattiti e momenti di riflessione. Riflessioni e dibattiti che hanno già preso il via sul sito ufficiale, che raccoglie opinioni e racconti di chi, a Molfetta, parte. Ma anche di chi torna, o resta.
Un tema «che ha smosso i cuori di moltissimi giovani emigrati (pugliesi e non), che hanno con entusiasmo regalato alla città un pezzo della loro vita.
L’icona non è sul manifesto per farci pubblicità. Aritmia Mediterranea è una manifestazione gratuita che si autosostiene, tenuta in vita dal lavoro volontario di un gruppo di ragazzi molfettesi ostinati e caparbi che mai ne hanno ricevuto un tornaconto personale. La Madonna dei Martiri è sul manifesto per svegliare le coscienze, per testimoniare un disagio; la sua icona è di tutti, dei suoi devoti in primis, ma anche un po’ di chi ha lasciato questa terra.».
«Consapevoli dell’impatto del messaggio e delle criticità che avrebbe fatto emergere – conclude la nota dell’Arci - , abbiamo scelto di andare avanti per la bontà delle nostre intenzioni e continueremo a spiegare ogni volta che ce ne sarà bisogno, ad ogni interlocutore, con trasporto, rispetto e convinzione. Ci dichiariamo, inoltre, aperti al dialogo, anzi, con questa nota chiediamo anche la possibilità di raccontare in prima persona alla diocesi la nascita e lo sviluppo di questo progetto, sicuri che Essa saprà ascoltarci, comprendere e confrontarsi con noi».
Tra i messaggi, anche quello lanciato dall'acronimo di Aritmia Mediterranea Nona Edizione. Un "amen" che il 15 e 16 vorrà dire anche speranza.
Fonte Molfettalive.it


