CALICE IN ARGENTO O CALICE IN LEGNO?

SEI UN SACERDOTE DI LEGNO

O DI ORO?

Questa volta lascio che il titolo lo scriva direttamente San Bonifacio.

Ho tratto la domanda direttamente da una celebre frase del santo quando parlava dei vasi sacri. Egli disse:

Anticamente sacerdoti d’oro usavano calici di legno, ora sacerdoti di legno usano calici d’oro

Sembra una frase che fotografa adeguatamente la situazione attuale benché sia stata scritta giusto qualche annetto fa.

Cosa voleva dire San Bonifacio ?

Uomini attenti alla liturgia usavano tutto quello che avevano (il calice di legno è un simbolo) per conferire dignità alla stessa. Mentre ora benché tutto sommato si disponga di maggiori risorse, è il sacerdote a diventare povero, di legno e dunque a sprecare quello che ha senza rendere davvero degna la liturgia.

Voglio rimanere sulla questione vasi sacri.

calice in argentoSan Bonifacio nella sua battuta, indica una verità, che cioè anticamente anche il legno veniva usato per realizzare i calici. Benché le norme indicassero che bisognasse usare metalli nobili e principalmente l’argento, la parrocchia che non poteva permetterseli poteva ripiegare su materiali meno nobili, addirittura lo stagno. Cercando di preservare almeno la coppa, affinché almeno questa fosse di argento.

LE NORME PRESCRIVEVANO FORME, MISURE E PROPORZIONI ABBASTANZA DEFINITE

Il calice doveva avere una base ampia, di diametro maggiore rispetto a quello della coppa perché doveva essere assolutamente scongiurata la possibilità di ribaltamento accidentale del calice stesso.

Lo stelo del calice doveva avere una lunghezza compresa tra gli 8 ed i 15 cm e ricomprendere il nodo che servisse a migliorarne l’impugnatura.
La coppa stessa doveva avere un diametro tra i 7 ed i 15 centimetri.

Alcune indicazioni evidenziano che papa Severino avesse autorizzato anche la realizzazione di calici in cristallo, ma questo non aboliva la prescrizione del metallo nobile perché solo questo poteva preservare il calice dalla rottura.
Se le norme ci sono dunque e ci sono anche nei testi recenti, perché non proviamo a tornare agli antichi canoni della bellezza anche per i vasi sacri?

PER TORNARE AL CALICE LITURGICAMENTE DEGNO CI VUOLE CORAGGIO

Ci vuole il coraggio di iniziare ad andare controcorrente.
Andare controcorrente significa andare in sacrestia, riaprire gli armadi e recuperare l’antico, ripulirlo, risistemarlo e continuare ad usarlo. Non ha senso relegarlo ad un uso sporadico in qualche messa importante, perché o tutte le messe sono importanti o nessuna lo è, visto che in essa si celebra sempre la stessa cosa.

Anche perché questa diventa una implicita affermazione di quanto invece i calici ordinari di materiali vari, non ultime le maioliche, siano meno importanti e preziosi.
Ma il calice è il vaso sacro nel quale è consacrato il sangue di Nostro Signore Gesù Cristo ?
Il calice e la sua funzione sono le medesime sia il 3 marzo che il 25 dicembre.

Ma la mia parrocchia è moderna e non ho nulla di antico. Meglio un calice new age che fa pendant con l’arredo essenziale ed innovativo pensato dall’Arch. Di fama

Commissiona un calice in argento, senzacalice in argento ceselli, pulito e nobile

Se consideriamo le attuali quotazioni dell’argento, commissionare un calice semplicissimo, leggero, non troppo alto, pulito nelle forme costa tanto quanto -se non meno-di uno di quelli strani dipinti, di ceramica o altre stranezze.

E certamente in quanto pulito e nobile il calice in argento potrà adeguarsi facilmente a qualunque architettura interna della chiesa, anche se avete avuto la sfortuna di amministrare una chiesa pensata dall’ architetto geniale ed ateo di turno.

Ma come dicevo prima ci vuole coraggio per

• Fare qualcosa che va controcorrente
• Che potrebbe non essere chiaro ai fedeli
• Che potrebbe essere frainteso

PROGETTO LITURGICO E' PROFONDAMENTE CONTROCORRENTE

Le maestranze che mi seguono ed io stesso, potremmo realizzare vagonate di calici “stampati”, paramenti dozzinali, dipinti stampati e altari fatti col pantografo.
Ma a cosa servirebbe? A dire che faccio grandi numeri. Lascio agli industriali questo divertimento.

Io preferisco fare solo opere d’arte sacra per svolgere un compito preciso: creare opere uniche, coerenti con l’ambiente liturgico e ispirate agli antichi canoni della bellezza. In questo preferisco andare contro le logiche del fatturato. Ovviamente non vivo in un mondo irreale infischiandomene dei vincoli di bilancio, ma posso decidere di agire in modo diverso.

Se vuoi dare maggiore attenzione alla liturgia devi iniziare da adesso, nelle piccole cose. Inizia dai vasi sacri, inizia dai calici in argento per esempio.

I vasi sacri prodotti in serie e “moderni” sono la zona di confort dei sacerdoti di legno

Molti sacerdoti mi dicono che non vogliono apparire “pacchiani” o dare al popolo la sensazione di sfarzo nella Chiesa, specie ora che la crisi impone sobrietà. Per questo preferiscono usare cose comuni, non preziose ecc ecc.

Ma voglio dirti il mio pensiero: questa è una spirale che porterà la dignità liturgica e l’esperienza religiosa sempre più ad un livello di normalità, di ordinarietà. E ciò che è ordinario non ha lo stesso valore di ciò che è straordinario.

Se decidi di contribuire invece alla rinascita del senso del bello nella liturgia, al recupero di tutto ciò che di bello già abbiamo, di integrare e migliorare quanto ci proviene dal passato, mantenendo vivo il senso del Sacro anche attraverso la forma allora credo che tu sappia già cosa devi fare:
Sii un sacerdote di oro, che non ha paura di usare calici di oro.

Al prossimo articolo!

Vincenzo Busco

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