Innovare nella tradizione : il Pallio.
Creare un nuovo paramento per la Liturgia cattolica, innovando uno di quelli già esistenti e consegnatici dalla tradizione è un’ esperienza molto stimolante, poiché al tempo stesso si è chiamati a dare valore all’antico esprimendo in chiave moderna la nostra sensibilità.
E’ quello che mi è accaduto nella realizzazione della mia ultima casula con Pallio. Nello specifico, il lavoro mi è stato commissionato da un parroco , il quale desiderava una casula con uno stolone che ricordasse nella foggia, il Pallio e che soprattutto ne riprendesse il significato.
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| San Giustino Martire |
Il primo passo è sempre dal mio punto di vista , lo studio della storia del paramento in questione , pertanto un breve excursus storico è quanto mai necessario.
La storia antica del Pallio è avvolta da un profondo alone di mistero. Vi è un notevole divario tra il suo significato classico e quello ecclesiastico.
Esso deriva dall’antica veste greca a forma di mantello. Era solitamente indossata sopra la tunica, ma i filosofi, a sottolineare la semplicità della la loro vita, la indossavano senza la tunica, lasciando la spalla destra nuda. San Giustino Martire ed altri padri della Chiesa erano soliti indossare il Pallio secondo questa tradizione.Pare che questo tipo di veste comune fosse l’abito di Cristo e degli Apostoli il che spiega la preferenza del mondo cristiano per questo abito.
Un’ ulteriore indicazione della sua importanza proviene dal trattato De Pallium di Tertulliano. D’altra parte si può constatare come la presenza del Pallio nell’iconografia tra II e IV sec. sia frequentissima, anche quando cioè esso smise di essere impiegato come capo di abbigliamento nella vita di ogni giorno. Anche questa antica veste era di lana, di solito bianca e senza decorazioni, tranne i quattro angoli , solitamente ornati con disegni ad arazzo. Da un punto di vista costruttivo era solo un pezzo rettangolare di stoffa, tre volte più lungo della sua ampiezza. Esso veniva indossato in modo tale che un terzo pendesse sul davanti ,sopra la spalla sinistra fino al ginocchio e avvolgesse la parte superiore del braccio, mentre i restanti due terzi erano sulla schiena, passando sotto il braccio destro andando a coprire la parte anteriore del corpo,fino alle caviglie, e poi di nuovo gettato sulla spalla sinistra dove veniva fissato con una spilla o era semplicemente tenuto sopra l’ avambraccio sinistro.
Certo il processo di evoluzione di quella veste nell’attuale pallio ecclesiastico è stato molto lungo ed il restringimento e ridimensionamento notevolissimo.
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| Affresco in San Clemente |
Il Pallio arcivescovile di foggia medievale era una striscia di lana bianca e veniva indossato sulle spalle. Le parti centrali , sia sul davanti che sul dietro erano lunghe tanto quanto la casula Una chiara rappresentazione è quella presente negli affreschi della chiesa di San Clemente a Roma.
Progressivamente, la dimensione delle fasce centrali sia sul davanti che sul dietro è stata accorciata, fino a giungere alle dimensioni attuali.
Oggi “Il pallio lungo e incrociato sulla spalla sinistra non è stato più indossato dal papa e dai vescovi in Occidente dopo l’epoca carolingia. Sembrerebbe che già nel medioevo si trovasse una consapevolezza di questo sviluppo storico: un’illustrazione di un manoscritto del secolo XI mostra san Gregorio Magno, che indossa il pallio nella forma contemporanea con i capi pendenti in mezzo, e l’Apostolo Pietro che lo indossa nello stile antico sulla spalla sinistra (Montecassino, Biblioteca dell’Abbazia, 73 DD). Quindi, il noto dipinto presente nel Sacro Speco di Subiaco, risalente al 1219 circa e raffigurante Papa Innocenzo III con il tipo antico di pallio, pare un “arcaismo” cosciente.
Dopo aver usato per sé un pallio più lungo e incrociato sulla spalla sinistra, Benedetto XVI ha ripreso, a partire della solennità dei santi Pietro e Paolo 2008, la forma del pallio usato fino Giovanni Paolo II, sebbene con foggia più larga e più lunga, e con il colore rosso delle croci. L’uso di questa forma del pallio intende sottolineare maggiormente il continuo sviluppo che nell’arco di oltre dodici secoli questa veste liturgica ha conosciuto.
Il pallio degli arcivescovi metropoliti, nella sua forma presente, è una stretta fascia di stoffa, di circa cinque centimetri, tessuta in lana bianca, incurvata al centro così da poterlo appoggiare alle spalle sopra la pianeta o casula e con due lembi neri pendenti davanti e dietro, così che – vista sia davanti che dietro – il paramento ricordi la lettera “Y”. È decorato con sei croci nere di seta, una su ogni coda e quattro sull’incurvatura, ed è guarnito, davanti e dietro, con tre spille d’oro e gioielli (acicula). La differente forma del pallio papale rispetto a quello dei metropoliti mette in risalto la diversità di giurisdizione che dal pallio è significata.” (www.vatican.va)
Aldilà del significato antico ”… la lana d’agnello intende rappresentare la pecorella perduta o anche quella malata e quella debole, che il pastore mette sulle sue spalle e conduce alle acque della vita”.
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| Il bozzetto preparatorio |
Nel disegnare la mia casula con pallio, mi sono concentrato sull’antica forma, quella più lunga. Innanzi tutto il tessuto che ho deciso di utilizzare, è uno splendido broccato da me disegnato e fatto realizzare da una tessitura artigianale. Un movimento verso l’altro delle fiamme dello Spirito Santo, tessute in un incrocio di filati avorio e oro giallo. E sul petto , ho realizzato un ricamo di una croce stilizzata, di sapore quasi moderno. Le stesse croci sono presenti in numero di 4 per ogni lato sulla casula. Otto croci sul davanti e 8 sul dietro. Quattro come i 4 punti cardinali, i quattro punti estremi del mondo, sui quali regna Dio. Il movimento delle fiamme verso l’altro è il movimento dello Spirito Santo, che sale, che abbraccia sulle spalle il sacerdote e che con esso abbraccia l’umanità.
La casula, ho deciso di realizzarla di foggia piuttosto semplice, con il collo a ciambella, in una seta pesante dalle armature molto evidenti , che ne conferiscono un aspetto “povero, artigianale”. Il Pallio è un vero e proprio pezzo a se stante. Esso può essere staccato ed utilizzato diversamente.
La stola, ho deciso di realizzarla in modo molto semplice anch’essa , dello stesso tessuto della casula, con una decorazione che riprendesse la croce centrale presente sul Pallio. Essa come il pallio , è impreziosita dai fiocchi al fondo, decorati con perle.
E questa è la casula in tutta la sua bellezza, così come visibile sul mio sito www.progettoliturgico.com insieme a tutti gli altri paramenti liturgici da me realizzati.
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| La casula con Pallio art. 1959A41 di Progetto Liturgico |
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| Particolare del collo e del Pallio. |
Devo dire che essa ha subito suscitato grande interesse, oltre che profonda soddisfazione in chi me l’ha commissionata. E la medesima soddisfazione è anche la mia. Come ogni lavoro su misura, anche questa casula ha richiesto ore di studio e lavoro, ma ancora una volta il risultato è più che appagante. Tutte le foto sono disponibili su www.progettoliturgico.com






