La svolta della Diocesi di Torino : porte aperte ai divorziati
Un "percorso spirituale" per le nuove famiglie. Don Danna: avevamo già organizzato incontri di preghiera per coinvolgere persone divise, ma partecipavano i singoli"
di VERA SCHIAVAZZI
Una piccola rivoluzione, che avviene senza clamore. E' la campagna che la Diocesi di Torino ha deciso di lanciare nei confronti delle nuove famiglie, quelle nate dopo una separazione o un divorzio, ricomposte, allargate. Quelle, per intenderci, alle quali non può essere concesso l'accesso ai sacramenti (che un divorziato non può avere secondo la dottrina cattolica), ma alle quali si vuole comunque offrire un "percorso spirituale". Per ora è un ciclo di incontri, che inizierà il 27 novembre, ma anche un lavoro di accoglienza destinato a durare tutto l'anno: "Ri-costruire - spiega don Valter Danna, uno dei promotori - è il verbo che guida l'iniziativa proposta dall'Ufficio Catechistico e dall'Ufficio Famiglia per le coppie che dopo l'esperienza della separazione e del divorzio hanno scelto di costruire una seconda famiglia, sperimentandone la ricchezza ma anche la sfida e la fatica". Gli appuntamenti sono tre, tutti alla chiesa del Santo Volto (via Val della Torre 3): il 27 novembre, don Michele Roselli guiderà la riflessione su "Rinascere da una morte", il 26 febbraio suor Simona Corrado affronterà il tema "I figli del 'ricostruire'" e il 6 maggio don Valter Danna proporrà una riflessione su "Lo sguardo di Dio sul 'ricostruire'".
"Già in passato avevamo organizzato incontri di preghiera per coinvolgere persone separate e divorziate - spiega Danna, responsabile dell'ufficio diocesano per la pastorale della famiglia e docente alla facoltà teologica - Ma a quelle esperienze partecipavano soprattutto persone singole, per le quali spesso la separazione o il divorzio erano ancora ferite recenti e che quindi sentivano il bisogno di trovare sostegno all'interno di un gruppo. Questo invece è un caso diverso: vogliamo incontrare le coppie nate dopo una precedente esperienza matrimoniale". Nell'invito c'è un messaggio finora inedito. Rivolgersi in modo così esplicito alle nuove famiglie non significa soltanto prendere atto della loro esistenza, ma, forse, imparare anche a guardarle sotto una luce nuova. "Esiste la possibilità - prosegue don Danna - che le nuove famiglie siano situazioni felici, casi di persone che, dopo esperienze matrimoniali disastrose, sono riuscite a trovare una loro serenità e un loro equilibrio". Diventa centrale la dimensione umana: una nuova famiglia vuol dire sfida, fatica, ma anche ricchezza, "tanto più quando, da queste unioni, nascono dei bambini". Ecco perché si può parlare di una "svolta", che pone, non per la prima volta, la chiesa torinese all'avanguardia in Italia.
"Accoglienza" è la parola chiave per don Danna, che invita a non confondere la disciplina canonica con la scomunica. "Le situazioni dei divorziati e dei separati sono oggettivamente problematiche. Nei documenti del magistero vengono definite irregolari, ma ciò non significa che queste persone siano fuori dalla Chiesa. Anzi, la Chiesa non può e non vuole abbandonarle. Noi cerchiamo di costruire insieme a loro un cammino spirituale". Iniziative del genere non nascono all'improvviso, ma sono il risultato di un lungo lavoro di riflessione e in certi casi anche di 'diplomazia'. In questo caso il ruolo di Cesare Nosiglia, vescovo che da un anno guida la diocesi torinese, può aver influito? "A dire il vero - risponde don Danna - era una proposta che avevamo immaginato già da tempo. Naturalmente però monsignor Nosiglia la ha fortemente sostenuta. Più in generale cerchiamo di essere attenti a tutte le categorie considerate ai margini della Chiesa". Comprese le persone omosessuali, cui anni fa, la diocesi torinese ha voluto dedicare uno specifico progetto pastorale, curato tra l'altro dallo stesso don Danna: "siamo vicini a queste persone, nonostante le polemiche e i fraintendimenti degli ultimi mesi".
fonte la Repubblica


