GLI ARTISTI DI OGGI CHE DIPINGONO DIO

ELZEVIRO IL NUOVO EVANGELIARIO AMBROSIANO
La cultura attuale è adatta a narrare i testi biblici.

Evangelario di Ariberto recto

Il cardinale Dionigi Tettamanzi, ex arcivescovo di Milano, interviene sul «Corriere della Sera» per celebrare il nuovo Evangeliario ambrosiano, prezioso libro liturgico usato nelle funzioni più solenni e illustrato da sei artisti contemporanei (nella foto, un' opera di Nicola De Maria). All' Evangeliario è dedicata la mostra «La bellezza della Parola», al Palazzo Reale di Milano (5 novembre-11 dicembre). Il dono di un nuovo Evangeliario alla Diocesi di Milano è il gesto con il quale intendo lasciare un segno preciso e forte: la centralità della Parola di Dio nella vita della Chiesa e dei cristiani. In un mondo sempre più privo di riferimenti desidero sottolineare come il Vangelo costituisca l' orizzonte di senso per i fedeli, sia guida nella vita di una società assetata di giustizia e bisognosa di dialogo e solidarietà, origini e ispiri l' impegno alla realizzazione del bene comune, alla proclamazione dei diritti dei più deboli. Non solo. In una civiltà che appare sempre più malata e povera di valori, sento il bisogno di far emergere dal Vangelo le dimensioni più religiose e sacre della vita, non solo nell' ambito della comunità cristiana, ma anche in quello di una società chiamata a diventare il più possibile umana e umanizzante. E questo attraverso il libro liturgico più solenne. Se durante i secoli ne sono stati realizzati diversi esemplari, alcuni dei quali sono da annoverare tra le opere più straordinarie dell' arte di tutti i tempi, ponendomi nel solco di questa gloriosa tradizione ho voluto compiere non solo un atto simbolicamente espressivo dell' unica e permanente missione della Chiesa - quella di annunciare oggi il Vangelo - ma anche un' ambiziosa operazione culturale, capace di interessare il mondo dell' arte, della cultura e della politica in senso alto: il libro dei Vangeli custodisce infatti i valori fondanti e l' identità più preziosa della nostra società occidentale. Desiderandolo come segno importante per la cultura e la spiritualità del nostro tempo, ho voluto che si esprimesse nella lingua delle donne e degli uomini di oggi. La ripresa di immagini antiche poteva correre il rischio di presentare il volto di una Chiesa ancorata al passato e in difesa di una tradizione gloriosa ma incapace di rinnovarsi e incarnarsi nel presente. Ho preferito la strada della contemporaneità, nella piena fiducia che la cultura attuale e le sue modalità di comunicazione sono del tutto adatte a raccontare i testi biblici. La Chiesa non ha mai scelto uno stile piuttosto che un altro. Per annunciare il Vangelo si è sempre adattata alle forme espressive dei popoli in cui si è inserita. E il Vangelo è sempre nuovo. Non può essere imprigionato in schemi o griglie che finirebbero per soffocarlo. Occorreva quindi creare una cosa «nuova». Non essendo competente di arte contemporanea ho chiesto che venisse creata una commissione di esperti in grado di farmi delle proposte precise. Una domanda continuava a tormentarmi: in che modo i linguaggi di oggi possono rendere visibile l' invisibile? L' ho compreso gradualmente, piano piano, visionando tavola dopo tavola, lasciando che ai dubbi iniziali di fronte alle immagini più difficili facessero seguito lo stupore e la meraviglia. Occorre tempo per contemplare l' opera d' arte. È necessario uno spazio di silenzio, per accorgersi della profondità di un' immagine. Bisogna essere liberi. In una società in cui tutto si consuma rapidamente e freneticamente, l' opera d' arte richiede una sosta, perché il suo contenuto di senso possa emergere in tutta la sua bellezza da amare con l' intelligenza e col cuore. E l' Evangeliario è stato per me un percorrere i sentieri della bellezza, attraverso la ricerca degli autori tradotta in forme e colori. Perché il vero artista è creatore di bellezza, in quanto vive di un dono particolare, quello dello spirito. È questa per me la fiducia nel Dio che incessantemente si comunica agli uomini, a tutti gli uomini. E l' opera d' arte è un luogo privilegiato per riconoscere le tracce dello Spirito santo che agisce attraverso le nostre mani, nella nostra storia, generando vita, luce ed amore. Il cammino con gli artisti è stato lungo, impegnativo e segnato in profondità da molti incontri. Tutte le imprese difficili e complesse esigono tempo e coraggio. Gli artisti, coordinati dall' architetto Pierluigi Cerri, hanno studiato i testi biblici, si sono spesso confrontati con critici, teologi, liturgisti. Siamo diventati amici. Abbiamo imparato ad avere fiducia gli uni negli altri. Ed io, prima di tutti, mi sono fidato dei loro linguaggi, dei loro modi di esprimersi. Ogni artista ha lasciato in me un' impronta, una traccia. Come Mimmo Paladino, che interpreta l' espressività del segno partendo da un immaginario ancestrale che raggiunge le origini della storia dell' uomo; Nicola De Maria che ricerca la qualità simbolica di un colore che vibra per l' intensità del suo timbro; Ettore Spalletti che fonda la sua indagine sulla capacità del pigmento di creare uno spazio-luce, aprendosi a un registro simbolico. Ho apprezzato i giovani autori che interpretano la ricerca pittorica figurativa contemporanea anche alla luce del dialogo con i media, come Nicola Villa che procede da un' attualizzazione dei contenuti evangelici, e Nicola Samorì che riprende la tradizione, reinventandola a partire da una poetica personale attenta a tematiche sacre; infine, il fotografo Giovanni Chiaramonte che ci ha introdotto nei «Misteri» in cui è suddiviso l' Evangeliario. A loro è stato chiesto di comporre un libro vivente, il libro della vita. Il risultato? «Il libro della vita, dice San Bernardo, è Gesù; beato colui al quale è dato di leggere in questo libro»: per lui sarà grande gioia e pace.

Fonte Corriere della Sera