Ilva, ecco lo strappo del vescovo «Mai più donazioni dall’azienda»
Il Vescovo Mons. Filippo Santoro: «Respingo l’insinuazione che tali contributi abbiano reso alla Chiesa una parentela
con l’Ilva, tale da tradire la sua missione»
![]() |
| Mons. Santoro, vescovo di Taranto |
TARANTO - «Rinuncio volentieri a qualunque forma di donazione da parte dell’Ilva alla Chiesa di Taranto, anche per opere caritative e per la lunga fila di disoccupati e di indigenti, che bussano quotidianamente alle porte della diocesi. Sarebbe però auspicabile che l’Ilva metta in atto un rapporto positivo con la città, particolarmente a sostegno delle fasce più deboli e meno protette». E’ il nuovo corso che monsignor Filippo Santoro vuole imprimere alla Chiesa tarantina invischiata, suo malgrado, in una polemica dalla quale il nuovo arcivescovo di Taranto vuole tenersi fuori anche perché non può rispondere del passato. Di ritorno dal meeting di Comunione e Liberazione di Rimini ha voluto comunque far sentire la propria voce. «La Chiesa - ammette - vive quasi esclusivamente di elargizioni volontarie utilizzate per iniziative di carità, di cultura e di difesa del patrimonio artistico. Respingo l’insinuazione che tali contributi abbiano reso alla Chiesa una parentela con l’Ilva, tale da tradire la sua missione. Io continuerò a favorire il dialogo - commenta ancora monsignore - e mi adopererò sempre per la tutela del diritto alla salute a al posto di lavoro. Mi auguro che i miei inviti all’unità e alla concertazione non siano offuscati, ma raccolti con fiducia per la realizzazione del bene comune».
Insomma, è un’inversione netta per prendere le distanze da una situazione vischiosa nella quale le rivelazioni apprese dalle intercettazioni telefoniche stavano trascinando la Chiesa tarantina. Oggetto negli anni passati di alcune elargizioni da parte dell’Ilva in occasione delle festività di Natale e Pasqua è montata negli ultimi giorni quasi la teoria che la Curia avesse perso di vista la propria missione. Monsignor Santoro non entra nel merito di eventi ai quali non ha partecipato, ma traccia un solco e si attiene ai fatti. Oggi, intanto, comincia il lungo viaggio verso il risanamento dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico di Taranto. E si avviano anche le prime consultazioni sui possibili effetti sull’Ilva delle motivazioni del tribunale del Riesame. Alle 10 il procuratore Franco Sebastio aprirà il confronto con i custodi nominati dal gip. Insieme con gli altri tre pm impegnati nell’inchiesta per disastro ambientale doloso incontrerà i quattro custodi incaricati dal gip Patrizia Todisco della gestione del colosso dell’acciaio. Gli ingegneri Barbara Valenzano, Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento, insieme il commercialista Mario Tagarelli, faranno il punto sulla messa a norma delle sei aree poste sotto sequestro sulla scorta dei tanti elementi di conoscenza acquisiti durante le ispezioni effettuate con i carabinieri del Noe in queste prime settimane.
Contemporaneamente il presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante, esaminerà la situazione con i rappresentanti delle organizzazioni sindacali. Alle 11 è in agenda un incontro nel quale l’azienda farà conoscere il proprio punto di vista alla luce delle conseguenze delle motivazioni del Riesame e sui passi che è pronta a compiere per rispondere alle richieste dei magistrati. Le misure tecniche da adottare per mettere gli impianti a norma sono a carico di Riva anche se saranno individuate dai custodi e sottoposte alla procura. Dal canto loro i sindacati e i lavoratori sono particolarmente sensibili perché vedono aleggiare, per quanto ancora in lontananza, lo spettro della cassa integrazione. Intanto l’azienda precisa che solo se messa con le spalle al muro, a causa della fermata di qualche impianto, ricorrerà agli ammortizzatori sociali come soluzione estrema. Conferma che ieri non c’è stata alcuna riunione a Milano del consiglio di amministrazione della società e che gli impianti stanno viaggiando a regime minimo. La decisione, sul piano squisitamente tecnico, e la responsabilità se occorre fermarli per installare i sistemi che abbattano le emissioni inquinanti e per migliorarne l’efficacia sul piano dell’impatto ambientale, appartiene completamente ai custodi giudiziali. Si tratta di scelte decisive per il futuro della siderurgia locale, ma anche italiana, dal momento che tutti gli esperti interpellati hanno ammesso che spegnere per poi riaccendere è proibitivo. Il segretario nazionale della Uilm, Rocco Palombella, esclude che in questo momento si possa ricorrere alla cassa integrazione mentre i lavoratori del comitato dei cittadini liberi e pensanti oggi staranno in assemblea alle portinerie "a" e "d" dalle 14 alle 16,30.
Fonte Corriere del Mezzogiorno


