Papa scomunica nuovo vescovo cinese: era stato ordinato in modo illecito
CITTA' DEL VATICANO - All'ennesimo affronto subìto, stavolta Benedetto XVI ha risposto con la pena canonica più grave: la scomunica. La nuova ordinazione episcopale illecita avvenuta due giorni fa nella diocesi di Shantou, nella provincia di Guandong, nella Cina continentale, lo ha addolorato oltre misura. Fino all'ultimo aveva sperato che l'Associazione Patriottica (che dipende dal partito comunista) si fermasse in tempo e non consacrasse vescovo il reverendo Giuseppe Huang Bingzhang, in assenza di un accordo. Non è andata così e l'episodio si va ad aggiungere alla lunga lista di sgarbi che Pechino ultimamente sta riservando al Vaticano.
Il braccio di ferro in corso va avanti tra alti e bassi da decenni. Tra la Cina e la Santa Sede i rapporti diplomatici si sono interrotti nel 1951, due anni dopo la presa di potere di Mao e da allora a fasi alterne si succedono periodi di dura contrapposizione, a periodi di distenzione e dialogo sotterraneo.
La seconda ordinazione illecita di quest'anno, dopo quella del giugno scorso, ha causato un irrigidimento di posizioni. In un comunicato il Vaticano fa sapere che il neo vescovo che è stato ordinato senza mandato pontificio è incorso nelle sanzioni previste dal canone 1382 del Codice di Diritto Canonico. Di conseguenza la Santa Sede non lo riconosce come vescovo della diocesi di Shantou, e invita tutti i cattolici a fare altrettanto. «Egli è privo dell'autorità di governare la comunità cattolica diocesana».
Da varie fonti di informazione il Papa era al corrente che alcuni vescovi (in comunione con Roma) erano stati costretti a partecipare alla cerimonia con la forza. Nonostante avessero manifestato la propria volontà a disertare l'evento la polizia e i funzionari governativi li avevano caricati a forza sull'auto e rinchiusi in un luogo segreto fino alla cerimonia del 14 luglio. «I presuli sarebbero stati obbligati a prendervi parte».
In merito alla loro resistenza, afferma un comunicato del Vaticano, «è bene rilevare che tale atto rimane meritorio davanti a Dio e suscita apprezzamento in tutta la Chiesa. Uguale apprezzamento va anche a quei sacerdoti, a quelle persone consacrate e a quei fedeli che hanno difeso i propri pastori, accompagnandoli in questo difficile momento con la preghiera e condividendone l'intima sofferenza». Quello che è avvenuto lamentano al di là del Tevere, è la diretta conseguenza della mancanza di rispetto del più elementare dei diritti umani: la libertà religiosa. «La Santa Sede riafferma il diritto dei cattolici cinesi di poter agire liberamente, seguendo la propria coscienza e rimanendo fedeli al Successore di Pietro e in comunione con la Chiesa universale».
Articolo di Franca Giansoldati disponibile al sito www.ilmessaggero.it


