Curia, altolà agli evasori «Pagare tutte le tasse è un dovere dei cristiani»

L'INTERVENTO. Dalla Chiesa berica richiamo alla morale cattolica dopo l'inchiesta della Finanza 
L'Ufficio diocesano di pastorale sociale e del lavoro : «Giusto battersi per un fisco più equo ma non eluderlo per protesta».
Il Vescovo Baniamino Pizziol
Dopo «i recenti gravi episodi di evasione e frode fiscale verificatisi nel Vicentino e nel contesto della manovra finanziaria», la diocesi di Vicenza interviene tramite l'Ufficio di pastorale sociale e del lavoro, di cui è direttore don Matteo Pasinato, per richiamare «alcune questioni morali essenziali che riguardano il vivere sociale e la ricerca del bene comune». Un documento sul dibattito suscitato dalle indagini della Finanza sulla maxi evasione del Gruppo Mastrotto di Arzignano, che ieri è stato vistato anche dal vescovo Beniamino Pizziol.
«Pagare le tasse è questione antica per il cristianesimo - si legge nella nota - Ne conserva traccia il vangelo (è lecito pagare il tributo …? Mt 22,17) e Paolo che scrive ai cristiani di Roma (Rom 13,7). È celebre la risposta di Gesù: Rendete a Cesare quello che è di Cesare. Il credente – afferma Gesù – non gode di nessun privilegio per sottrarsi al dovere di cittadino: non si può evadere le tasse in nome della fede. Come credenti siete tenuti a vivere in piena onestà il vostro dovere verso Cesare. E se non paghiamo a Cesare e facciamo un'offerta alle missioni? No! La tua fede non può sostituire la giustizia con l'elemosina. La fede non può battezzare nessuna disonestà!». 
«Se volessimo porre oggi a Gesù una domanda sulle tasse- prosegue il documento della Curia - sarebbe un poco diversa. Perché le tasse non sono più quelle di un imperatore che impone una prepotenza, le tasse oggi sono uno strumento della solidarietà per mantenere i diritti "sociali" di ogni persona (istruzione, salute, cassa integrazione, pensione …). Non dovremmo più chiedere «è lecito "rifiutare a Cesare"?», bensì «mi è consentito "sottrarmi al dovere di contribuire" alla solidarietà?». Ognuno è in grado di trovare la risposta, che non è data da nessuna parte del vangelo, eppure il vangelo ha molto da dirci sulla responsabilità che ci lega agli altri, soprattutto a quelli che non sono in grado "da soli" di provvedere a se stessi».
«È pur vero - prosegue l'Ufficio di pastorale del lavoro - che le cose non sono così semplici, perché l'evasione fiscale oggi è anche una protesta per affermare proprio il valore della giustizia: non pago le tasse perché sono ripartite in modo ingiusto (lo stato chiede troppo!). Dunque quando saranno ripartite giustamente, io le tasse le pagherò. È un ragionamento che sentiamo fare da molti. Senza dubbio affermare il valore della giustizia, di una imposizione fiscale equa e razionale, non è contrario al bene comune, anzi, è un suo presupposto doveroso. In questo caso, però, nel nome di una protesta "doverosa", io di fatto carico, a mia volta, sulle spalle altrui l'ingiusta ripartizione delle responsabilità. La via per ottenere una giustizia migliore va operata sul piano della proposta e non solo della protesta. Della proposta cioè di intervenire democraticamente eleggendo governanti che lavorino su un progetto "giusto" di bene comune».
Infine una domanda cruciale: «Cosa possiamo dire di un cristiano che evade il fisco? Possiamo dire due semplici cose - osserva la nota - La prima viene dal vangelo ed è la promessa che Cristo «renderà a ciascuno secondo le sue azioni» (Mt 16,27). Ciascuno risponderà non delle sue "intenzioni" ma delle sue "azioni": hanno contribuito o distrutto la logica del vivere insieme? La seconda viene da un frammento del concilio Vaticano II, un pulpito dal quale hanno parlato i vescovi del mondo intero quasi 50 anni fa, e non c'è miglior predicazione da ricordare ancora nelle nostre chiese: «Il dovere della giustizia e dell'amore viene sempre più assolto per il fatto che ognuno, contribuendo al bene comune secondo le proprie capacità e le necessità degli altri, promuove e aiuta anche le istituzioni pubbliche e private che servono a migliorare le condizioni di vita degli uomini ... Non pochi non si vergognano di evadere, con vari sotterfugi e frodi, alle giuste imposte o agli altri obblighi sociali» (Gaudium et spes n. 30). Se davvero ci sta a cuore la giustizia, dovremmo sentire il dovere di contribuirvi».