La ri…nascita di un altare nella Cattedrale di Molfetta
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| Come si presentava la cappella feriale |
Terzo aspetto : la tecnica costruttiva. Se la faccenda da un punto di vista stilistico era abbastanza semplice, volendo riprendere i movimenti di lesene e capitelli presenti nella zona circostante, rendendoli più lineari, ripuliti ed austeri, rimaneva da considerare l'aspetto della mobilità dell'altare.
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| Schema costruttivo a blocchi d'incastro |
Non voglio scendere nei dettagli tecnici , qui a sinistra è visibile l'idea di massima del mio progetto. Creare 2 colonne che sorreggono il piano , composte a loro volta da base, elemento portante e capitello . Tutti gli elementi sono facilmente smontabili e removibili.
Naturalmente a dirla così sembra uno scherzo, ma abbiamo dovuto adottare una tecnica di costruzione particolare e dei materiali che consentissero la capacità portante, la resistenza torsionale ed un peso contenuto.
La base ed il capitello sono di marmo di Carrara bianco, con venature leggere, coerente con la pietra usata nella chiesa. Il resto della struttura prevede l'uso di marmo rosso alicante.
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| Le fasi finali del collaudo in laboratorio |
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| L'opera finita e collocata nella sede |
Come al solito, tutte le foto di questo altare ,sono visibili sul mio sito www.progettoliturgico.com
Alla prossima opera!






Il “contraltare” – lo dice la parola stessa – è quanto di più obbrobrioso possa esserci. Nell’architettuta liturgica, poi, esso fa specie assai! E’ un “ingombro sotto tutti i punti di vista”: tanto che sia fisso, tanto che sia rimovibile, o l’una e l’altra cosa insieme (come nel caso dell’altare feriale posto in una cappella della cattedrale di Molfetta). Mi vien da chiedere: ma che male fa un bellissimo artistico altare dossale da vedersi “contrapposto” uno più moderno, sebbene nella mente dell’innovatore c’è la falsa illusione di voler “raccordare il nuovo con l’antico”? Ai posteri l’ardua sentenza; ma già da oggi la sentenza è decisamente negativa verso l’intelligente pseudoarchitetto che, pur applicando le norme CEI, capisce poco o punto quelle del buon gusto.
La cattedrale di Molfetta è un’opera splendida. La sua architettura, pur nella sovrapposizione di stili successivi, è di indiscutibile bellezza. Essa non necessita di alcuna miglioria. Pur tuttavia quando il committente manifesta una necessità, di tipo funzionale o ornamentale, l’artista, l’artigiano e l’architetto devono intervenire.
L’altare originario nella cappella feriale, è già di suo bello ed artistico e nessun male ha fatto per meritarsi un altro altare davanti. Ma se il sacerdote celebra in quella cappella, come fare? Ritengo encomiabile l’interessamento del sacerdote desideroso di togliere quel tavolino poco degno a favore di una soluzione migliore.
Poi possiamo passare giornate intere a discutere dell’opportunità di quella forma, di quell’accostamento di colori o altro. Il mio obiettivo era quello di inserire un’opera degna e che si raccordasse all’antico. Ho da subito escludo materiali plastici e trasparenti. Nella mia sensibilità di artista ho sentito quella come la soluzione migliore. E ci credo ancora adesso.
Pur nel rispetto del suo punto di vista, che non condivido, la questione è semplicemente questa : lasciamo l’antico ok. Ma per celebrare in quella cappella con le modalità consuete, quale altare costruire? Mi vuol forse dire che preferiva quel tavolino da soggiorno all’altare da me realizzato?
Lasciamo parlare i posteri….
ottimo!
Una buona soluzione, anche se l’ideale sarebbe stato utilizzare l’altare antico per le celebrazioni. Purtroppo molti si ostinano ancora ad imporre una visione che non è l’unica, invece di adattarsi un po’…
Don Federico, assolutamente condivisibile. Anche io sono del parere che l’antico era sufficiente alla suo funzione liturgica. Ovviamente, quando però il committente richiede un intervento, dal mio punto di vista l’unica cosa da fare è cercare di non fare troppi i creativi e realizzare un’opera meno invasiva possibile.
In questo modo ho inteso il mio intervento…