Piccoli lavori in parrocchia pagati coi “voucher solidali”
Un progetto della Curia offre a disoccupati e cassintegrati impieghi temporanei per dare un aiuto concreto in tempi di difficoltà.
di MARIA ELENA SPAGNOLO
LAVORI occasionali per cassaintegrati e disoccupati nelle parrocchie o negli istituti religiosi. È la proposta del progetto "Solidali per il lavoro" lanciato ieri dall'arcivescovo di Torino. "La diocesi porterà avanti due attività, una di orientamento al lavoro per i giovani, l'altra di sostegno concreto attraverso i lavori accessori - ha spiegato l'arcivescovo - Non vogliamo ovviamente sostituirci agli enti che trovano lavoro, ma dare un aiuto per
superare questo momento difficile". Come funziona il progetto? Le parrocchie individuano lavoretti da svolgere, ad esempio la pulizia dell'oratorio, o la ritinteggiatura delle aule del catechismo; trovano i lavoratori interessati e li pagano poi con dei voucher. Ogni voucher vale 10 euro e comprende Inail e Inps.
Rivolto a tutte le parrocchie di Torino (che potranno scegliere autonomamente se partecipare o no), il progetto avrà la consulenza tecnica della fondazione don Mario Operti. "L'idea è stata dell'arcivescovo - spiega don Daniele Bortolussi della Pastorale del Lavoro - l'obiettivo è che le parrocchie diano lavoro uscendo dalle logiche dell'assistenzialismo, creando gruppi sul lavoro tra i parrocchiani". Non ci saranno requisiti particolari, ma solo il bisogno di lavorare; ogni parrocchia deciderà poi le modalità.
"Anche i Santi sociali torinesi si sono occupati del lavoro con segnali concreti, dobbiamo riprendere questa tradizione" ha detto Nosiglia. L'arcivescovo ha parlato del progetto durante l'incontro "Un'impresa chiamata lavoro" organizzato con la Gioc. Nosiglia ha ascoltato le storie dei giovani partecipanti, che hanno raccontato le difficoltà di chi oggi vuole lavorare: precarietà, sottoutilizzo, svalutazione dei titoli di studio. A loro Nosiglia ha parlato di Papa Giovanni Paolo II, che verrà beatificato proprio il prossimo 1° maggio, citando la sua enciclica Laborem Exercens. "Termino richiamando quanto Papa Giovanni Paolo II ha scritto su Don Bosco, dove ricorda come il nostro grande Santo sia stato testimone di profondi e complessi cambiamenti politici, sociali e culturali nel suo tempo - ha detto Nosiglia - don Bosco si adoperò molto per il lavoro. Credo che questa sia la via da seguire, anche come Diocesi, con realismo e speranza".
Parlando del progetto, l'arcivescovo ha spiegato: "Naturalmente si intende un lavoro che non sempre corrisponde a desideri e aspettative. Occorre, però, cominciare a inserirsi nel mondo del lavoro: ci troviamo in un contesto di continua mobilità, per cui l'agognato posto fisso e permanente sarà sempre meno possibile e nel corso della propria esistenza occorrerà cambiare lavoro più spesso di quanto si pensi". Flessibilità però non va scambiata con precarietà: "Non si può restare precari a vita".
Di lavoro Nosiglia tornerà a parlare il 1° maggio, quando la sera tornerà a Torino dopo aver partecipato alla cerimonia di beatificazione di Wojtyla a Roma e presenzierà a una preghiera per il nuovo beato nel santuario di Maria Ausiliatrice (il 4 ci sarà la Veglia di Preghiera). Per il 1° l'arcivescovo ha pronto un messaggio di incoraggiamento a tutti gli attori sociali e politici perché ricerchino il bene comune. E a proposito di lavorare il Primo Maggio, Nosiglia ha di nuovo ribadito ai giornalisti: "Nel mio messaggio pasquale ho scritto che la domenica non deve essere un giorno di stress. Va dato un segnale forte alla nostra società, il profitto non deve venire prima della persona. Il Primo maggio quest'anno è innanzitutto domenica, in più è un giorno in cui si ricordano i diritti dei lavoratori. Gesù diceva: il lavoro è fatto per l'uomo, non viceversa. Sono d'accordo sul dare questo segnale il primo maggio".
Articolo integrale , disponibile al link de La Repubblica di Torino


