Nasce il Museo diocesano d’arte sacra a Taranto
Il MUDI sarà inaugurato il 6 maggio. Ne sveliamo i segreti.
Quella di venerdì 6 maggio sarà una data storica per la città. Alle 18, in vico Seminario I, in Città vecchia, alle spalle del Palazzo arcivescovile, sarà inaugurato il MUDI, il Museo diocesano di arte sacra, uno dei più grandi musei diocesani italiani, con i suoi 3.500 metri di sviluppo sui tre piani che lo compongono, cui si unisce il piano interrato, per ora parzialmente utilizzato solo per ospitarvi i servizi.
L’evento è stato presentato, ieri mattina, nel corso di una conferenza stampa coordinata da don Emanuele Ferro, responsabile della comunicazione della diocesi, alla quale hanno partecipato il provicario generale monsignor Emanuele Tagliente, il direttore dell’Ufficio per i Beni culturali ecclesiastici e responsabile del Museo, don Francesco Simone, e l’ingegner Gianfranco Tonti responsabile unico del procedimento.
Monsignor Tagliente ha ricordato come il seminario, sorto nel 1568 per volontà dell’arcivescovo Marcantonio Colonna, fosse uno dei più antichi d’Italia e utilizzato fino al 1965 quando, di fronte alla sopravvenuta inadeguatezza, le attività formative si trasferirono nel nuovo seminario che monsignor Motolose volle edificare a Poggio Galeso. Dopo le prime opere di consolidamento, a metà degli anni Ottanta, la struttura rimase per alcuni anni inutilizzata, finché monsignor Papa, sempre orientato alla pastorale della cultura, non ebbe l’intuizione di destinarlo a Museo diocesano, col duplico obiettivo di offrire un punto di riferimento per l’arte sacra e di raccogliere tanti beni culturali che erano presenti soprattutto in tante chiese del centro storico non più aperte al culto.
Don Fratesco Simone ha illustrato i criteri con i quali è stato allestito il museo e le sue caratteristiche. Per quanto riguarda il criterio è stato privilegiato a quello classico, in genere riferito o alla classificazione storica o alla tipologia di materiali, un criterio riferito al cammino di fede. Le sezioni, infatti, sono sette e così definite: Liturgica, Cristologia, Mariana, Santi, Ordini religiosi e confraternite, Cattedrale, arcivescovi. 305 le opere esposte che così si suddividono per genere: dipinti su tela (35), dipinti su tavola (7) Statue (polimateriche) (12), Ori, argenti e preziosi (137), paramenti liturgici (65) libri liturgici (7), Legno e altri materiali (28), materiale lapideo (10).
Di notevole valore, infine, sono gli argenti e gli ori provenienti prevalentemente dal cosiddetto Tesoro di San Cataldo. In primo luogo l’antica crocetta aurea che riporta inciso il nome “Cataldus” rinvenuta, secondo le più antiche fonti agiografiche, sul petto del santo al momento del ritrovamento del corpo effettuato nel 1071 dal vescovo Drogone, all’interno del sarcofago marmoreo. Don Francesco, inoltre, ha sottolineato come tra gli spazi espositivi ne siano stati previsti alcuni per mostre temporanee “dinamiche”, destinate a un coinvolgimento ordinato, ma efficace, dell’intero territorio diocesano, provinciale e regionale. Inoltre è stata ricostruita anche la cappella piccola del seminario, così come si presentava fino a cinquant’anni fa.
Oltre agli spazi espositivi, è stato previsto l’allestimento di una sala conferenze (per attività di formazione ed informazione), una sala polifunzionale (sala incontri, laboratorio di restauro, biblioteca multimediale, etc.). Particolare attenzione è stata rivolta alla previsione dell’utilizzo di tecnologie informatiche innovative che consentiranno sia una maggiore “visibilità” complessiva del bene che una riqualificazione del servizio, nonché un agevole accesso a persone diversamente dotate.
Infine, Gianfranco Tonti, che ha sottolineato la grande efficacia e trasparenza dell’amministrazione ecclesiale nella gestione dei fondi, in gran parte europei messi a disposizione dalla Regione Puglia, ha fornito alcuni dettagli relativi alla dotazione tecnologica modernissima ed efficiente, che fa si questo museo una istituzione culturale proiettata nel futuro. Telesorveglianza, climatizzazione, dotazione informatica integrata da touch screen e da palmari che consentiranno ai visitatori di interagire, e poi: accessibilità totale garantita ai diversamente abili, per i quali è stato anche realizzato un secondo ascensore specifico sono alcune delle attrezzature che fanno del MUDI uno dei musei più moderni. Ma si sta già lavorando a ulteriori affinamenti.
Per quanto riguarda l’accessibilità, il museo sarà aperto un giorno alla settimana, il giovedì dalle 9 alle 12,30 e dalle 16 alle 19. Ma potrà essere visitato previa prenotazione, telefonando allo 099.47°9636-099.4709611 (da lunedì a mercoledì 9-12); museodiocesano@diocesi.taranto.it.
Il biglietto d’ingresso è fissato in 5 euro (sconti per comitive). Le visite sono condotte da 20 guide dell’Associazione San Cataldo.
Link completo dell'articolo di Silvano Trevisani disponibile su www.corrieredelgiorno.com


