“Fascinosum et tremendum”. Biennale di arte sacra a San Lorenzo
Paolo VI ebbe una lunga consuetudine con gli uomini dell’arte e della cultura.
Ne conosceva le trepidazioni, le inquietudini, sapeva dei fraintendimenti e delle incomprensioni verso cui spesso si esponevano e, da uomo del dialogo, si preoccupò e, si adoperò senza posa perché si ricomponesse quella che ebbe a definire la nefasta frattura tra vangelo e cultura. Papa Montini dedicò al tema molteplici interventi, perfino l’Ecclesiam suam, documento programmatico del pontificato, ne conserva un’indelebile traccia. Il Concilio e i padri conciliari, nonostante le sentenze dei “profeti di sventura” che il beato Giovanni XXIII invitò profeticamente a conversione, aprirono le finestre e le porte della Chiesa, così si riprese quel dialogo con gli artisti che poi il beato Giovanni Paolo II rafforzò, e Benedetto XVI va viepiù corroborando.
È dal solco paolino del dialogo con tutti fino allo sfinimento, che si diparte e si contraddistingue il magistero del nostro Arcivescovo, mons. Francesco Montenegro. Nel segno della sua attenzione e sensibilità verso le diverse espressioni dell’arte e della cultura, si può inscrive la mostra inaugurata di recente (sabato 23 giugno u.s.) nella chiesa di san Lorenzo, meglio conosciuta come chiesa del Purgatorio, di via Atenea ad Agrigento. A promuoverla e organizzarla ha provveduto l’Arcidiocesi e le Associazioni culturali “Factory Arts” e “A Sud ArteContemporanea”. Se l’onere della presentazione è toccato a Giovanni Proietto, ad arricchirla hanno contribuito con i loro interventi Mario Trapani, Beniamino Biondi e don Giuseppe Pontillo, anima dell’ufficio beni culturali ecclesiastici della curia diocesana, trait d’union tra la stessa e la Sovrintendenza. Questa mostra inizia, essendo la prima, ad una biennale di arte sacra contemporanea. L’edizione attuale, 2012, persegue tra l’altro il fine benefico della donazione del ricavato dalla vendita delle opere a favore delle opere missionarie della diocesi.
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| Gianni Provenzano, La sublime Illusione |
La mostra si presta ad essere letta come un pellegrinaggio la cui meta, piuttosto che santuari di pietra, è l’immaginazione e la sua espressione segnica attraverso il linguaggio figurativo contemporaneo. Spesso si indugia a ritenere che l’espressione artistica del “Santo” abbia valore pedagogico-catechetico, ciò è senz’altro corretto, tuttavia, mi pare che Mario Amari, Carlos Bonfanti, Rosario Bruno, Vincenzo Crapanzano, Tanina Cuccia, Sebastiano Caracozzo, Stefano Gallitano, Kà, Ecaterina Osipenko, Mario Passarello, Gianni Provenzano, Nicolò Rizzo, Valentina Russo, Mario Trapani, Pasquale Vinciguerra, trasmettano, in una maniera del tutto peculiare, l’ineffabile come a loro si manifesta e mentre dicono, si dicono, raccontano qualcosa della loro interiorità, esprimono aspetti del mistero a cui sono più legati o del quale sono attratti.
Suggestiva fin dal titolo “Fascinosum et tremendum”, allusivo del rapporto che l’uomo fin dalla notte dei tempi intrattiene con il sacro, la mostra dà conto di sé, svela il sacro sottraendolo alla sua connaturata ambiguità, lo affranca dall’ anonimato e si rende testimone della sua auto-nominazione coniugandolo con il verbo della rivelazione cristiana. Già nei titoli dati alle opere emerge il Mistero Pasquale: nella kenosi del Figlio consegnato allo strazio della morte, nel trionfo della vita sulla morte con la sua resurrezione, nella compassione del Padre per il Figlio e l’umanità dolente (“La sofferenza di Dio”). Se non viene meno tra i vari artisti né la tensione escatologica, né quella apocalittica, è innegabile che in ognuno di loro emerga l’afflato mistico.
Scrivendo di ciò che può essere percepito realmente solo attraverso la visione, mi pare di aver fatto un torto al lettore, ma il mio vuole essere semplicemente uno stimolo, un invito, una sorta di anticipazione narrata, nella scia dell’autore della prima lettera di Giovanni che racconta invitando il suo ascoltatore a vedere e sperimentare ciò che Lui ha visto e ascoltato, affinché tra Lui e chi gli si fa contemporaneo, ci sia un travaso di gioia piena.
Alfonso Cacciatore
Fonte www.lamicodelpopolo.it



