“Vanitas”, dalle nature morte all’arte sacra

A Roma, a Palazzo Doria Pamphilj, un’esposizione dedicata ai diversi aspetti della vanità. In mostra opere di Lotto, Caravaggio, Guercino, ma anche oggetti d’uso e libri fino al 25 settembre 2011.

“Vanitas. Lotto, Caravaggio, Guercino nella Collezione Doria Pamphilj” è la mostra che Palazzo Doria Pamphilj a Roma ospita da 21 maggio al 25  settembre. Il percorso espositivo è ideato dalla Società Arti Doria Pamphilj, presieduta dalla principessa Gesine Pogson Doria Pamphilj.

Lorenzo Lotto, Jusepe de Ribera, Caravaggio, Mattia Preti, Domenico Fetti, Andrea Sacchi sono solo alcuni degli artisti in mostra nel Palazzo Doria Pamphilj per “dialogare” con il visitatore sul tema della Vanitas, indagata nei molteplici aspetti attribuiti al termine nell’arco dei secoli.
Ludovico Lana: Dedalo e Icaro
Una riflessione che parte dalle teorie degli antichi sapienti e che sopravvive nel quotidiano, attraverso la ricchezza della collezione del principesco casato. Capolavori di pittura, scultura, oggetti decorativi, libri e musica nei secoli hanno racchiuso in sé il sentimento della “caducità delle cose terrene” e il conseguente invito a “vivere intensamente e al meglio la propria vita”.
Quattro sezioni suddividono il percorso, strutturato secondo un particolare “sguardo trasversale” che ha permesso un’indagine sul contesto storico-culturale, a partire dalle origini nel cristianesimo, sulle riflessioni filosofiche e sulle manifestazioni allegoriche utilizzate per la pittura e per oggetti d’uso quotidiano.
A fare da cardine e da motore per lo sviluppo dell’intero percorso è la figura di Benedetto Pamphilj, cardinale e mecenate di artisti e musicisti, a cui si deve parte dell’acquisto delle opere della collezione Doria. Scrittore e poeta, Benedetto Pamphilj scrisse il celeberrimo oratorio Il Trionfo del Tempo e del Disinganno, musicato per lui da Georg Friedrich Händel nel 1707.
La sua visione della Vanitas accompagna virtualmente il visitatore in un viaggio che lo conduce nella prima sezione dedicata alla “Pittura di genere”, con cui si presenta uno degli espedienti simbolici più noti per raffigurare, in modo apparentemente occulto, le grandi tematiche filosofiche. Protagoniste della sezione le nature morte che alludono al tema, con le loro tavole imbandite, vassoi di frutta matura, cacciagione accatastata e minuziosamente descritta nel naturalismo della pittura sei e settecentesca. Rappresentazioni che attraggono lo spettatore per la loro magnificenza nella resa degli oggetti riprodotti, ma che contemporaneamente sono da monito per la precarietà dell’esistenza.
Dai soggetti profani si approda al sacro con l’immagine di San Girolamo, lo studioso che, traducendo le l’Ecclesiaste, importa nel mondo latino il concetto di Vanitas. Si apre la seconda sezione con i dipinti che rappresentano il santo, disposti cronologicamente; fra le opere spicca il San Girolamo di Ribera e la rinuncia ai valori effimeri della vanità femminile, visibile nella posa penitente e negli oggetti sparsi a terra della Maddalena dipinta da Michelangelo Merisi detto il Caravaggio.
Teschi, orologi, fiori e sarcofagi sono gli elementi che nei “Ritratti” della terza sezione ricordano all’uomo la caducità della vita; le radici filosofiche del tema in voga nel Seicento sono, invece, rappresentate dalla presenza dei busti dei filosofi antichi.
L’ultima sezione si conclude con uno sguardo positivo sull’esistenza umana; la Vanitas oltre a ricordare la caducità della vita è stata interpretata anche come un invito a viverla intensamente; ne è testimone lo stesso cardinale Benedetto con la sua collezione di orologi, reliquie, piccoli oggetti decorativi, stampe e libri, oltre che alle arie delle composizioni händeliane. Benedetto Pamphilj, dedicando la sua vita alle arti, alla musica, alla letteratura e all’intrattenimento, ha impegnato il suo tempo nel modo migliore che il presente offre a chiunque.