Scola da Patriarca ad Arcivescovo

La successione del cardinal Tettamanzi alla diocesi di Milano.

Angelo Scola ammette che il suo cuore è “un po’ travagliato”. Ha appena annunciato che lascerà la diocesi di Venezia per quella di Milano. Da Patriarca ad Arcivescovo, al posto del cardinale Dionigi Tettamanzi, che va in pensione. La decisione di Papa Benedetto XVI ha sorpreso, anche se era stata ampiamente annunciata dalla indiscrezioni di stampa, perché non era mai accaduto che un Patriarca di Venezia venisse nominato in un’altra diocesi. Da Venezia finora o si andava in pensione oppure si diventava Papa. È accaduto per tre volte nel secolo scorso con Pio X, Giovanni XXIII e con Giovanni Paolo I. Ma Joseph Ratzinger non ama le prassi ed è abituato a compiere gesti che di solito le sconvolgono.

Scola anni fa scrisse un libro intitolato Una nuova laicità in cui analizzava le categorie delicate nel rapporto tra la religione e la cultura e tra la fede e la ragione. Sono le stesse cose che il Papa va ripetendo dall’inizio del pontificato. Dunque si può vedere nella scelta un affinità intellettuale tra i due circa quella che viene chiamata “la ragionevolezza delle fede”. Entrambi ritengono che la fede spalanca gli orizzonti alla ragione, anzi offre alla fede ulteriori ragioni. La frequentazione tra Scola e Ratzinger data da almeno 40 anni. Scola era uno dei teologi che curava l’edizione italiana di Communio, la rivista fondata da Ratzinger, Henri de Lubac e Hans Urs von Balthasar, agli inizi degli anni Settanta, per dibattere e correggere le interpretazioni del Concilio Vaticano II come una rottura con il passato dei teologi che facevano capo ad un’altra storica rivista, Concilium, il cui leader intellettuale era Hans Kung. L’idea di Communio, da cui il titolo della rivista, era che si potesse riformare dentro la più vasta comunione della Chiesa, senza cesure con la grande Tradizione.
Scola aveva scelto quei teologi come riferimento e l’amicizia con Ratzinger data da allora. Qualche riserva è stata avanzata da qualcuno circa la provenienza di Scola dal movimento di Comunione e Liberazione. Ma i timori vengono fugati dall’analisi dell’esperienza pastorale a Venezia. Il Patriarca ha acquisito un profilo e un prestigio che vanno ben oltre la semplice appartenenza e vicinanza a un movimento ecclesiale.
Tettamanzi ha spiegato che lascia il testimone a un «carissimo fratello». Ci sarà continuità e non rottura. Don Virginio Colmegna, presidente della Casa della Carità di Milano, uno dei sacerdoti più impegnati sulle frontiere della capitale lombarda, è fiducioso e pieno di speranza: «Sono felicissimo per l’arrivo di Scola che porterà a Milano il suo importante contributo culturale, dopo aver avviato a Venezia un confronti ricco e profondo sul tema dell’integrazione e del meticciato».