Restauri cattedrale, la curia al contrattacco: basta polemiche
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| L'interno del duomo |
REGGIO - Tanto tuonò che piovve. Dopo la pioggia di critiche sui restauri della cattedrale, arriva la replica della curia affidata al portavoce don Emilio Landini che si scaglia contro la presentazione del libro dell'architetto Stefano Maccarini, “Assassinio della Cattedrale. Ipotesi, drammi e lacerazioni di una chiesa sfigurata: il caso di Reggio Emilia” che sarà presentato domani alla Sala del Capitano - Hotel Posta.
Don Landini: "Maccarini travolto dalla polemica"
Scrive don Landini: "Al di là della pubblicazione, personalmente riconosco che inizialmente
l’architetto ha dato un contributo, una sollecitazione a ripensare talune scelte presentate come definitive. Poi è stato travolto dalla polemica, che lo ha portato ad una vera campagna denigratoria su giornali o riviste nazionali e sul sito, con interventi di autori più o meno direttamente raggiunti da lui stesso. Ne abbiamo un saggio nei brani riportati in appendice, nel quale peraltro sono stati omessi passi semplicemente diffamatori.
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| L'architetto Maccarini |
Basti per tutti, quello comparso su Libero il 5 agosto scorso, dove si parla dello “sventramento del duomo di Reggio Emilia che in questi giorni sta traumatizzando tutti i credenti”; e poco più avanti: “Quindi il duomo di Reggio sarà presto, al termine dei lavori, teatro di riti ambigui e patologici, fradici di superbia”. Compare ogni tanto persino l’accusa di eresia e di cattoprotestantesimo anche in questioni che sicuramente non toccano l’ortodossia cattolica. È vero che questi articoli non portano la firma di Maccarini, il quale comunque li ha ispirati e collocati nel suo sito; e non li ha rimossi, nonostante i ripetuti inviti".
Le polemiche
Per l'adeguamento liturgico della cattedrale sono scoppiate polemiche furibonde rivolte contro un presunto eccesso di "modernismo". Contro i lavori si sono schierati l'architetto Stefano Maccarini, il presidente di Italia Nostra Enrico Lusetti e l'ex soprintendente Elio Garzillo. A stupire, in particolare, il crocifisso del giapponese Nagasawa in cui mancava Gesù che poi non è stato commissionato.
"Un attacco al vescovo"
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| don Emilio Landini |
La pubblicazione in definitiva appare inevitabilmente come un attacco al vescovo ormai nella imminenza di lasciare la diocesi, mentre solo un accanimento cieco può definire la grande opera di restauro come un “assassinio”, pur trattandosi di una battuta ad effetto. A monsignor Caprioli in Italia viene riconosciuta una particolare competenza nell’ambito teologico-liturgico. A lui va riconosciuto anche il coraggio di avere apportato al progetto iniziale importanti varianti che privano di ogni fondamento le critiche più aspre. Farebbe onore all’autore del volume un coraggioso gesto distensivo e “riparatore”, per avere diffuso un’immagine deformata della Chiesa reggiana e per talune espressioni a dir poco irriguardose, contenute negli articoli di giornali o riviste nazionali parzialmente allegati in appendice. In ambito discrezionale ciascuno ha diritto di sostenere la propria posizione, poi una sola può essere realizzata. E… forse la scelta spetta al vescovo. È legittimo esprimere opinioni personali, ma non tentare di oscurare la bellezza e lo splendore ritrovato della cattedrale, di cui i reggiani possono essere fieri".
Continua don Landini: "Sorprende che Maccarini, nonostante i ripetuti inviti almeno a dilazionare la pubblicazione del libro, non abbia aspettato di vedere, domenica 20 novembre, com’è stato effettivamente realizzato l’adeguamento liturgico, soprattutto relativamente ai poli liturgici più problematici ancora nascosti da un involucro. Nel volume si intrecciano argomenti e osservazioni di carattere vario: architettonico, storico, teologico, liturgico e anche interpretazioni di episodi, come pure citazioni di brani di carattere generale che esulano dall’ambito del restauro. Ci si preoccupa a volte della conservazione di oggetti che in realtà hanno solo un valore affettivo, tradizionale, piuttosto che profondamente spirituale".
Le scelte architettoniche
Don Landini conclude il suo intervento entrano nel dettaglio delle scelte architettoniche. Meritano invece una particolare attenzione alcuni argomenti che hanno fatto discutere e che toccano la sensibilità della gente. Ne facciamo un cenno.
La rimozione dell'altare storico
Anzitutto la rimozione dell’altare “storico” che, come riconosce Maccarini, “non era forse un capolavoro artistico”, ma è stato rimosso “per far posto a una struttura circolare in muratura, che essendo in muratura non può essere sperimentale”. Dell’altare antico viene ricostruita l’interessante lunga storia, a partire dal 1621 con le varianti del 1809 e più recentemente del 1968. Quindi quanto è giunto a noi prima del restauro è frutto di vari rimaneggiamenti e mutilazioni. Del nuovo altare in marmo, invece, l’autore fa una sommaria descrizione senza averlo ancora visto.
"La croce di Nagasawa non è stata commissionata"
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| la croce di Nagasawa |
Il problema della croce è stato senz’altro quello che ha destato maggiore clamore, scrive Maccarini. E spiega: “al di sopra di questo nuovo altare andrà collocata perpendicolarmente una grande 'croce gloriosa' opera dell’artista giapponese Hidetoshi Nagasawa".
La croce di Nagasawa che poi non è stata commissionata
In realtà l’architetto non sa ancora che non sarà appesa nessuna croce di questo artista, in quanto quella commissionata a suo tempo, pur molto apprezzata sotto il profilo artistico, nella realizzazione è parsa di non immediata comprensione nella sua simbologia".
La cattedra episcopale fuori dal presbiterio
La critica si rivolge inoltre contro lo spostamento della cattedra episcopale fuori dal presbiterio. È un’opinione rispettabile, che potrà essere riconsiderata in futuro, pur ricordando che la nuova sede non è stata improvvisata, e che l’ampliamento del presbiterio qualora abbia dimensioni ridotte era previsto dalla Nota Pastorale della Cei del 1966 su “L’adeguamento delle chiese”.
La rimozione dei banchi
La rimozione dei banchi, dibattuta in diverse diocesi e parrocchie, ha toccato la sensibilità di varie persone. Per decongestionare la questione conviene ricordare che essi fanno la loro comparsa nelle chiese solo tardivamente. Del resto tutti sanno che, ad esempio, in San Pietro a Roma e in Santa Maria Maggiore nella navata centrale non ci sono banchi.
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| l'altare impacchettato |
Nel duomo di Reggio i banchi ottocenteschi sono tuttora presenti nei due transetti, ai quali anche gli anziani possono accedere, seppure con qualche difficoltà a motivo degli otto gradini. Non si dimentichi che i banchi della Basilica di San Prospero a Reggio non prevedono la possibilità di inginocchiarsi. Dunque la questione banchi o nuove seggiole rientra nell’ambito dell’opinabile.
La cripta
Quanto alla cripta del XIII secolo Maccarini scrive che scendendo si prova addirittura “sgomento” per i parapetti in cristallo ed acciaio, l’illuminazione ad incasso e altro. A suo parere avrebbe perduto la sacralità originaria con una illuminazione museografica. Sembra quasi ignorare il fatto che la cripta, prima del tutto ignorata, è diventata luogo di adorazione eucaristica quotidiana.






